Circolare n° 189 del 13-9-1988

 

Servizio Personale
 
 AI DIRIGENTI CENTRALI E PERIFERICI
e, per conoscenza
AI CONSIGLIERI DI AMMINISTRAZIONE
AI PRESIDENTI DEI COMITATI REGIONALI
AI PRESIDENTI DEI COMITATI PROVINCIALI
 
Oggetto: Riepilogo delle disposizioni relative alla materia delle
         assenze dal servizio del personale
         Con circolare 7 dicembre 1984, n. 9078 P./264 e' stato
trasmesso un "Riepilogo" sulla materia indicata in oggetto.
         Con la presente circolare si trasmette un nuovo testo del
Riepilogo in questione - che, nella sostanza, ripete l'impostazione
sistematica del testo precedente - aggiornato con le disposizioni
emanate successivamente al dicembre 1984 e contenute, in
particolare, nelle seguenti circolari:
- n. 1761 P./53 del 1 marzo 1985 "Modifica degli artt. 54, 51 (2
  comma) e 55 (3 comma) del Regolamento organico del personale.
  Istruzioni operative" (1);
- n. 4781 P./150 dell'8 luglio 1985 "Non cumulabilita' dei
  permessi o assenze di cui agli artt. 7 e 10 della legge n.
  1204/1971 con quelli ex art. 7 della legge n. 903/1977" (2);
- n. 1350 P./37 del 19 febbraio 1986 "Legge 27 dicembre 1985, n.
  816. Aspettative, permessi e indennita' degli amministratori
  locali" (3);
- n. 7435 P./257 del 5 novembre 1987 "Visite mediche di controllo.
  Art. 30 D.P.R. 8 maggio 1987, n. 267" (4);
-        n. 62 del 25 marzo 1988 "Controlli di malattia" (5);
- n. 109 del 16 maggio 1988 "Assenze per espletamento di funzioni
  presso uffici elettorali" (6);
-        n. 154 del 7 luglio 1988 "Proroga del godimento di ferie".
         Inoltre, si richiama l'attenzione su alcuni punti della
presente circolare in cui sono contenute modificazioni o
integrazioni rispetto a quanto precisato con la precedente
circolare del 7 dicembre 1984, e cioe':
- punto 8-d, laddove sono illustrate le norme in materia di
  ritenute previdenziali, assistenziali e assicurative nei
  confronti dei dipendenti collocati in aspettativa non retribuita
  per cariche pubbliche;
- punto 8-f, laddove e' precisato che i permessi retribuiti per
  l'espletamento del mandato connesso alle cariche pubbliche
  competono anche ai dipendenti eletti negli Organi esecutivi,
  purche' collegiali, degli enti di cui fanno parte, per il tempo
  necessario a partecipare alle riunioni degli Organi stessi;
- punto 10-b, laddove e' precisato che le assenze orarie della
  lavoratrice madre, che riducono la durata complessiva di lavoro
  di ciascuna giornata, non influiscono sulla durata dei riposi
  concessi entro il primo anno di vita del bambino.
                                 IL DIRETTORE GENERALE
                                         FASSARI
.
(1) V. "Atti ufficiali" 1985, pag. 751
(2) V. "Atti ufficiali" 1985, pag. 1875
(3) V. "Atti ufficiali" 1986, pag. 531
(4) V. "Atti ufficiali" 1987, pag. 2725
(5) V. "Atti ufficiali" 1988, pag. 934
(6) V. "Atti ufficiali" 1988, pag. 1310
.
.
                                                      ALLEGATO
.
.
1 - RIPOSO SETTIMANALE
         Il riposo settimanale, coincidente, di regola, con la
domenica (1) e' irrinunciabile (2).
2 - FESTIVITA'
a) Elenco delle festivita'
         Sono considerati giorni festivi (3) (4):
- tutte le domeniche;
- il primo giorno dell'anno;
- il 6 gennaio, Epifania;
- l'anniversario della liberazione (25 aprile);
- il lunedi' dopo Pasqua;
- la festa del lavoro (1 maggio);
-        il giorno dell'Assunzione della Beata Vergine Maria (15 agosto);
- il giorno di tutti i Santi (1 novembre);
- il giorno della festa dell'Immacolata (8 dicembre);
- il giorno di Natale (25 dicembre);
- il giorno 26 dicembre;
- il giorno del Santo Patrono della localita' in cui il dipendente
  presta di fatto la sua opera;
- il giorno 16 agosto.
Non sono considerate festive le giornate in cui il personale non
sia normalmente tenuto a prestare servizio in dipendenza
dell'eventuale concentrazione dell'orario settimanale in cinque
giorni (5).
b) Esclusione dal computo ai fini delle ferie
         Come precisato al successivo punto 3-a) per effetto di
quanto disposto dall'art. 16 del D.P.R. n. 5O9/1979 le domeniche e
le altre giornate festive debbono essere escluse dal computo delle
ferie, che sono riferite a giornate lavorative.
c) Prestazione di servizio durante le festivita'
         In via generale si dovra' evitare la prestazione di
attivita' lavorativa nonche' il compimento di viaggi per missioni
in giorni festivi, quando cio' non sia giustificato da esigenze non
rinviabili ad altra giornata.
d) Riposo per festivita' non goduta
         Nei confronti del personale che sia comandato a prestare
servizio la domenica o in altro giorno festivo, il riposo
settimanale ovvero quello per la festivita' non goduta deve essere
assicurato dal Dirigente l'unita' funzionale, il quale ne fissera'
il godimento in un giorno feriale della stessa settimana in cui
cade la domenica o la festivita', ovvero della settimana
immediatamente successiva (6).
         La fruizione del riposo compensativo e' obbligatoria (7).
Non e' quindi piu' consentita la corresponsione di alcun emolumento
in sostituzione del riposo medesimo (8).
e) Lavoro straordinario in giornata festiva
         L'esecuzione di prestazioni di lavoro straordinario in
giornata festiva non da' titolo a riposo compensativo. Tale
esecuzione, peraltro, non puo' porsi in contrasto con il principio
di irrinunciabilita' del riposo settimanale. Ne consegue che nella
giornata di domenica non possono essere effettuate prestazioni di
lavoro straordinario, salvo che le modalita' di prestazioni del
servizio settimanale consentano di assicurare almeno 24 ore
consecutive di riposo.
3 - FERIE
a) Periodo spettante annualmente
         Il dipendente ha diritto ogni anno ad un periodo di ferie
retribuite di trenta giorni lavorativi ivi comprese le due giornate
di cui all'art. 1, lett. a) della legge 23 dicembre 1977, n. 937
(9).
         Si debbono, invece,  tenere distinte dalle ferie le
quattro giornate di cui all'art. 1, lett. b) della predetta legge
937/1977, che continuano ad essere fruibili, a richiesta
dell'interessato, entro l'anno solare di competenza, tenendo conto
delle esigenze di servizio (cfr. punto 4).
         L'innovazione di maggior rilievo apportata dalla normativa
di cui al D.P.R. n. 509/1979, art. 16, consiste nell'aver espresso
in giorni lavorativi il periodo di ferie annuali spettanti al
personale, con la conseguenza che debbono essere escluse dal
computo delle ferie stesse le domeniche e le altre giornate festive
- di cui al punto 2-a) - che cadono in ciascun periodo feriale.
         Ai fini del computo dei giorni di ferie si deve fare
riferimento alla durata della giornata lavorativa commisurata ad un
numero di ore pari ad un sesto dell'orario settimanale di servizio
(9), in modo che una settimana di assenza valga sempre 6 giorni di
ferie.
         Pertanto, nel caso di un orario settimanale articolato in
modo non uniforme nei vari giorni lavorativi (ad es. settimana
corta), ogni assenza giornaliera a titolo di ferie sara'
conteggiata in misura proporzionale alla durata dell'orario di
servizio, avendo presente che un giorno di ferie equivale a 6 ore.
         Tale criterio e' applicabile esclusivamente per le ferie e
non per gli altri titoli di assenza previsti dall'ordinamento.
         I criteri per determinare il numero di giorni di ferie
spettanti al personale in prova (assunto posteriormente al 1
gennaio) e al personale di cui all'art. 6 L. n. 70/1975 sono
illustrati nel successivo punto 3-c).
b) Irrinunziabilita' delle ferie
         Il diritto alle ferie e' irrinunziabile (10).
         Non e', quindi, in alcun modo consentita la corresponsione
di un compenso sostitutivo delle ferie non godute. Di conseguenza,
i dipendenti che debbono ovvero intendano cessare dal servizio, nel
corso dell'anno, avranno cura di ultimare il godimento dei residui
periodi di ferie spettanti.
c) Maturazione del diritto
         I criteri per determinare i periodi di ferie spettanti e
il momento di maturazione delle ferie stesse sono di seguito
illustrati distintamente per il personale di ruolo e non di ruolo
(gia' in servizio al 1 gennaio), per il personale in prova e per il
personale straordinario.
- Personale di ruolo e non di ruolo in servizio all'inizio
  dell'anno.
   Per tale categoria di dipendenti il diritto ai 30 giorni di
   ferie annuali matura integralmente all'inizio dell'anno (11)
- Personale in prova.
   Tale personale durante il periodo di prova matura le ferie in
   proporzione al servizio prestato.
   Ai fini della determinazione del servizio prestato da
   computarsi alla data in cui il personale si assentera' a titolo
   di ferie, dovra' tenersi conto non soltanto delle effettive
   presenze in servizio ma anche di quelle assenze che diano
   comunque luogo, ai sensi delle vigenti norme legislative e
   regolamentari, al riconoscimento delle stesse come anzianita' di
   servizio (assenze per ferie, per permesso retribuito o non
   retribuito,per servizio militare, per aspettativa per infermita'
   a retribuzione intera o ridotta, ecc.).
   Per determinare il numero dei giorni di ferie effettivamente
   maturati in relazione al servizio prestato potra' essere
   utilizzata la tabella allegato n. 1.
   Superato il periodo di prova il personale di cui trattasi
   potra' fruire immediatamente del residuo periodo di ferie
   spettantegli nell'anno.
   A questo proposito si precisa:
   - se il dipendente era gia' in servizio all'inizio dell'anno,
     ha diritto complessivamente a 30 giorni di ferie (di cui
     quelle relative al periodo di prova si maturano, come sopra
     precisato, in relazione al servizio di volta in volta
     prestato);
   - se il dipendente e' stato assunto posteriormente al 1
     gennaio, lo stesso ha diritto a un numero di giorni di ferie
     proporzionale al periodo di servizio che prestera' nell'anno
     (12).
   L'allegata tabella n. 1 consente di determinare oltre il numero
   dei giorni di ferie che si maturano durante il periodo di prova,
   anche quello del residuo periodo di ferie per il personale
   assunto dopo il 1 gennaio.
-        Personale straordinario assunto ex art. 6 Legge n. 70/1975.
   Tale personale, assunto per un periodo massimo di 90 giorni
   nell'anno, ha diritto a un numero di giorni di ferie
   proporzionale al servizio effettivamente prestato (13).
   Per quanto riguarda il rapporto tra periodi di servizio
   prestato e periodi di ferie spettanti puo' essere utilizzata
   l'allegata tabella n. 1, con l'avvertenza, peraltro, che a detto
   personale debbono essere attribuiti, in caso di servizio
   valutabile di 90 giorni, 8 giorni di ferie da fruire in ogni
   caso anteriormente alla scadenza del rapporto.
d) Assenze comportanti riduzione di ferie
         Il periodo di ferie annuali deve essere ridotto ove nel
corso dell'anno, si verifichino determinati tipi di assenze.
         Tra le assenze che determinano la riduzione delle ferie,
le piu' frequenti sono:
-        aspettativa per motivi di famiglia, personali e di studio (14);
- periodi di riposo facoltativo e di assenza non retribuita per
  malattia dei figli di eta' inferiore ai tre anni (15) concessi
  alle lavoratrici madri o ai lavoratori padri.
         Ovviamente, nei confronti dei dipendenti che dopo aver
gia' fruito delle ferie spettanti nell'anno si siano trovati nella
necessita' di assentarsi per i titoli sopra indicati, dovra' essere
nuovamente determinato il numero di giorni di ferie spettanti, e,
conseguentemente, le giornate di assenze dagli stessi effettuate a
titolo di ferie, in eccedenza a tale numero di giorni, dovranno
essere computate a titolo di permesso straordinario non retribuito.
e) Divieto di fruizione di mezze giornate di ferie
         Non e' consentita la fruizione di mezze giornate di ferie.
         Si precisa che tale criterio deve essere applicato anche
nei confronti dei dipendenti che prestano servizio presso le unita'
funzionali che osservano un orario articolato in cinque giornate
lavorative (16).
f) Turni di ferie
         Le ferie possono essere fruite secondo turni da
stabilirsi, in modo da garantire il regolare funzionamento dei
servizi, in piu' periodi dei quali uno di durata non inferiore a
quindici giorni consecutivi di calendario (17).
e delle scadenze connesse alla situazione di lavoro dell'Istituto,
le SS.LL. potranno ammettere deroghe al principio di cui sopra per
motivate esigenze funzionali.
g) Eventi interruttivi delle ferie
         Fermo restando che i periodi di godimento delle ferie
possono essere interrotti per vari motivi (quali, ad esempio,
l'inizio della astensione obbligatoria per gravidanza e puerperio),
si richiama l'attenzione sulla circostanza che una completa
disciplina in materia e' stata dettata per quanto concerne
particolarmente l'insorgenza di uno stato di infermita'.
         L'art. 16 del D.P.R. n. 509/1979, infatti, prevede che le
infermita' di durata superiore a tre giorni insorte durante le
ferie ne interrompono il godimento nei casi di ricovero ospedaliero
debitamente documentato e nei casi in cui l'Istituto sia stato
posto in condizioni di convalidarle (v. successivo punto 5-c).
         Nell'anzidetta ipotesi di interruzione per malattia e' in
facolta' del dipendente di fruire, in prosecuzione del periodo di
infermita', di un numero di giorni di ferie fino al raggiungimento
del termine prefissato per il rientro in servizio, ovvero di
prolungare, previa autorizzazione del Dirigente l'unita' funzionale
di appartenenza, la fruizione delle ferie di un numero di giorni
pari al periodo di sospensione (18).
h) Proroga del periodo di ferie
         Il dipendente che non esaurisca le ferie nell'anno solare
cui le stesse si riferiscono ha diritto a fruire del residuo
periodo entro il 31 luglio successivo (19).
         Nei confronti del personale assente per ferie il 31
luglio, il termine di cui sopra scade con il completamento del
periodo di ferie in godimento a tale data.
         Si precisa al riguardo che puo' essere prorogato all'anno
successivo il godimento dei soli giorni di ferie che sarebbero
stati concretamente fruibili nell'anno cui si riferiscono: di
conseguenza non potra' essere prorogato il godimento di ferie per
un numero di giorni superiore a quello di effettiva presenza in
servizio nell'anno di riferimento.
         Per quanto riguarda il numero dei giorni di ferie, il cui
godimento puo' essere prorogato all'anno successivo, si fa presente
che:
1) l'impiegato puo' prorogare all'anno successivo il godimento
   delle ferie spettanti - indipendentemente dal limite costituito
   dal numero dei giorni di effettiva presenza in servizio
   nell'anno precedente - a condizione che le assenze effettuate in
   detto anno siano dipese da malattia o dalle norme poste a tutela
   delle lavoratrici madri;
2) l'impiegato che, per dette cause, non possa ultimare il
   godimento delle ferie relative all'anno precedente entro il
   tempo previsto conserva il diritto ad usufruire delle ferie
   stesse oltre tale termine.
         Si richiama l'attenzione dei dirigenti le unita'
funzionali sulla circostanza che - stante l'ampio periodo di
fruibilita' delle ferie di ciascun anno - l'applicazione del
criterio di cui al precedente punto 2 dovra' assumere carattere del
tutto eccezionale, attivando le iniziative necessarie per
programmare che l'effettivo godimento delle ferie avvenga comunque
nei termini previsti dalla vigente normativa.
         Nei casi in cui si rendesse indispensabile la proroga del
termine vigente, il godimento delle ferie ancora spettanti dovra'
essere programmato in modo da evitare eccessive concentrazioni di
assenze a tale titolo e comunque le ferie stesse dovranno essere
fruite entro un breve periodo dalla data di rientro in servizio.
4 -      GIORNATE DI RIPOSO AI SENSI DELLA LEGGE N. 937/1977
         Come gia' chiarito al precedente punto 3-a), ai sensi del
primo comma dell'art. 16 del D.P.R. n. 509/1979, il dipendente ha
diritto ogni anno ad un periodo di ferie retribuite di trenta
giorni lavorativi ivi comprese le due giornate di cui all'art. 1,
lettera a) della legge 23 dicembre 1977, n. 937.
         Debbono invece tenersi distinte dalle ferie soltanto le
quattro giornate di cui all'art. 1, lett. b) della predetta legge
n. 937/1977, che continuano ad essere fruibili, a richiesta
dell'interessato, entro l'anno solare di competenza e tenendo conto
delle esigenze di servizio.
         In caso di mancato godimento nell'anno solare per motivate
esigenze strettamente connesse all'organizzazione e alla
funzionalita' dei servizi, le giornate di riposo di cui al punto b)
dell'art. 1 della citata legge n. 937/1977 sono forfettariamente
compensate nella misura di 8.500 lire giornaliere lorde (20).
         Si richiama l'attenzione sulla circostanza che della
effettiva sussistenza delle condizioni richieste per il diniego di
concessione delle suddette quattro giornate di riposo e per la
correlativa corresponsione del compenso, sono personalmente
responsabili i dirigenti le singole unita' funzionali di
appartenenza.
a) Maturazione del diritto
         I criteri per determinare il numero delle giornate di
riposo spettanti e il momento di maturazione del diritto alle
giornate stesse, sono analoghi a quelli illustrati a proposito
delle ferie al punto 3-c).
- Personale di ruolo e non di ruolo in servizio all'inizio
  dell'anno.
Per tale categoria di dipendenti il diritto alle quattro giornate
di riposo matura integralmente all'inizio dell'anno.
-        Personale in prova.
Tale personale durante il periodo di prova matura il diritto alle
giornate di riposo in proporzione al servizio effettivamente
prestato (per la nozione di servizio effettivamente prestato vedi
punto 3-c).
Superato il periodo di prova il personale di cui trattasi potra'
fruire immediatamente del residuo numero di giornate spettantegli
nell'anno. A quest'ultimo proposito si precisa:
- se il dipendente era gia' in servizio all'inizio dell'anno ha
  diritto a tutte e quattro le giornate di riposo (di cui quelle
  relative al periodo di prova si maturano, come sopra precisato,
  in relazione al servizio di volta in volta prestato);
- se il dipendente e' stato assunto posteriormente al 1 gennaio ha
  diritto a un numero di giornate di riposo proporzionale al
  periodo di servizio che prestera' nell'anno (12).
In base alla seguente tabella potra' essere determinato sia il
numero complessivo di giornate di riposo spettante nell'anno , sia
il numero di giorni di riposo che si matura volta per volta durante
il periodo di prova.
         RAPPORTO FRA PERIODI DI SERVIZIO E GIORNATE DI RIPOSO SPETTANTI
              Giorni di servizio           Giornate di riposo
                                           spettanti in relazione
                                           ai giorni di servizio
             da  45 a 135                            1
             da 136 a 225                            2
             da 226 a 315                            3
             da 316 a 365                            4
-        Personale straordinario ex L. n. 70/1975 art. 6.
Tale personale, assunto per un periodo massimo di 90 giorni
nell'anno, ha diritto alle giornate di riposo in proporzione al
servizio effettivamente prestato. In pratica per l'intera durata
del rapporto di lavoro ha diritto, in aggiunta alle ferie, ad una
sola giornata di riposo, che matura dopo 45 giorni di servizio.
5 - PERMESSI STRAORDINARI RETRIBUITI
a) Elenco dei permessi e limite massimo nel corso dell'anno solare
         Il personale, (compreso quello in prova) ha diritto, in
ogni anno solare, ai seguenti permessi straordinari retribuiti
entro il limite massimo di trenta giorni (21):
- per matrimonio, quindici giorni;
- per malattia, fino a trenta giorni;
- per partecipare a pubblici concorsi o esami, fino a quindici
  giorni;
- per cure idrotermali, fino a quindici giorni (22);
- per lutto di famiglia fino a cinque giorni e per nascita figli
  fino a tre giorni.
         I permessi straordinari retribuiti sono computati secondo
i giorni di calendario, pertanto le festivita' e le giornate in cui
il personale non sia normalmente tenuto a prestare servizio in
dipendenza dell'eventuale concentrazione dell'orario settimanale in
cinque giorni, concorrono al computo dei periodi in questione
quando siano comprese in detti periodi.
b) Matrimonio
         In occasione del matrimonio, il dipendente ha diritto ad
un permesso retribuito di quindici giorni, nell'ambito del limite
massimo complessivo di trenta giorni nell'anno solare.
         Si chiarisce che i quindici giorni comprendono anche
quello del matrimonio e che gli stessi vanno comunque concessi nel
periodo che va dal 14 giorno anteriore al 14 giorno successivo al
matrimonio medesimo.
c) Malattia
Principi generali
         I permessi straordinari per malattia, nell'ambito del
limite complessivo di trenta giorni di cui al punto 5-a), sono
concessi per infermita' di breve durata salvo che il dipendente
interessato chieda di essere collocato in aspettativa (v. punto
12-e).
         Esaurito il periodo massimo di trenta giorni annui i
dipendenti in stato di malattia saranno collocati d'ufficio in
aspettativa per infermita' (23).
Comunicazione dell'assenza per malattia
         La comunicazione dell'assenza per malattia deve essere
effettuata con assoluta tempestivita' e comunque entro le prime ore
dell'orario di servizio ordinario del primo giorno, avvalendosi del
mezzo piu' rapido, salvo il caso di comprovata impossibilita' (24).
         All'atto della comunicazione il dipendente deve precisare
se intenda fruire del permesso straordinario retribuito ai sensi
dell'art. 17 del D.P.R. n. 509/1979 ovvero essere collocato in
aspettativa per infermita'. Nel primo caso potra' chiedere la
visita di controllo, rimanendo in tal modo esonerato dalla
presentazione del certificato medico, ovvero dovra' far pervenire
entro 48 ore il suddetto certificato, nel quale debbono essere
specificate la natura dell'infermita' e la sua presumibile durata
(25).
         Per quanto riguarda il secondo caso vedi punto 12-e).
         Il dipendente che si trovi in comune diverso da quello di
abituale residenza, qualora non possa riprendere tempestivamente
servizio per ragioni di malattia, e' tenuto a darne immediata
comunicazione al Dirigente l'unita' funzionale da cui dipende (o al
funzionario da questi delegato) nonche' al Dirigente la diversa
unita' funzionale nella cui circoscrizione temporaneamente dimori,
precisando il suo provvisorio recapito (26).
         Nel caso in cui il dipendente si trovi nel territorio del
comune di Roma deve comunicare il proprio stato di malattia oltre
che al Dirigente l'unita' funzionale di appartenenza, anche alla
Direzione generale dell'Istituto, Servizio Personale, Reparto 7.
         Il personale autorizzato a risiedere in comune diverso da
quello in cui e' situata la Sede di servizio in caso di assenza per
malattia computabile a titolo di permesso straordinario retribuito
ai sensi dell'art. 17 del D.P.R. n. 509/1979, oltre che comunicare
l'assenza con le modalita' innanzi descritte deve presentare, entro
48 ore, un certificato medico nel quale devono essere specificate
l'infermita' e la presumibile durata di questa.
         Detto personale nel caso in cui presti servizio presso
sedi ove gia' siano state attivate le liste dei medici di cui
all'art.5 del D.L. n. 463/1983 convertito nella Legge n. 636/1983
e' esonerato dal presentare il certificato medico a condizione che
comunichi l'assenza come gli altri dipendenti con assoluta
tempestivita' e comunque entro le prime ore dell'orario di servizio
ordinario del primo giorno di malattia, avvalendosi del mezzo piu'
rapido.
         Per le malattie insorte durante o al termine di un periodo
di ferie si richiama quanto precisato al precedente punto 3.g.
Controlli dello stato di malattia ed effetti del mancato
reperimento del dipendente
         Durante il periodo di assenza per malattia, il Dirigente
l'unita' funzionale ha facolta' di sottoporre l'impiegato a visita
medica domiciliare di controllo (27), ancorche' lo stesso abbia
prodotto il certificato medico, avvalendosi dei medici fiscali ai
quali sia stato conferito apposito incarico, o, qualora siano state
gia' attivate, delle liste dei medici di cui all'art. 5 del D.L. n.
463/1983 convertito nella legge n. 636/1983; nel caso di insorgenza
della malattia all'estero, la visita sara' disposta attraverso il
Consolato o l'Ambasciata italiana (28).
         Per la Sede centrale le visite anzidette vengono disposte
tramite il Servizio Personale cui dovranno essere segnalati, da
parte dei competenti Servizi, i nominativi dei dipendenti assenti
per infermita' per i quali si ritengono opportuni accertamenti
sanitari.
         Le visite domiciliari di controllo vanno effettuate entro
fasce di reperibilita' fissate dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e
dalle ore 17.00 alle ore 19.00 di tutti i giorni, compresi i
festivi.
         Il medico che ha effettuato la visita di controllo
redigera' il relativo referto medico legale utilizzando il modulo
di cui all'allegato 4) alla circolare n. 2747 O. - n. 42 P.M.M.C. -
n. 28 A.S.M.M. - n. 856 Rg. - n. 410 B./122 del 9 maggio 1987
(modulo che sostituisce il mod. 1 e il mod. 2 di cui alla circolare
n. 9078 P. 264/1984). Il foglio n. 1 di tale modulo dovra' essere
consegnato al lavoratore sottoposto a visita, il foglio n. 2 dovra'
essere chiuso in una busta, intestata al dipendente interessato,
che sara' consegnata, non oltre il giorno successivo, alla
segreteria della Sede che ha disposto la visita e da quest'ultima
inoltrata al Gabinetto diagnostico della Sede medesima che la
custodira' ai propri atti. La conservazione in busta chiusa di
detti referti ha l'unico scopo di porre l'Amministrazione in
condizione di conoscere l'evoluzione nel tempo dello stato di
salute degli interessati in caso, ad esemio, di richieste che
comportano l'esame e la valutazione dei pregressi stati patologici
degli interessati stessi. Il foglio n. 3 dovra' essere parimenti
consegnato alla segreteria della Sede interessata e, infine, il
         Durante il periodo di malattia indicato nella prognosi dal
medico o al termine dello stesso, nell'ipotesi di mancata
riassunzione del servizio, possono essere disposti nuovi
accertamenti medici.
         In caso di prosecuzione dello stato di malattia, gli
interessati dovranno darne notizia al dirigente l'unita' funzionale
di
appartenenza, entro le prime ore dell'orario di servizio ordinario
del giorno in cui avrebbero dovuto riprendere servizio; in mancanza
della comunicazione le loro assenze saranno considerate
ingiustificate.
         L'art. 5, comma 14, della Legge 11 novembre 1983, n. 638
di conversione del D.L. 12 settembre 1983, n. 463 stabilisce che
qualora il lavoratore, pubblico o privato, risulti assente alla
visita di controllo senza giustificato motivo, decade dal diritto a
qualsiasi trattamento economico per l'intero periodo fino a dieci
giorni e nella misura della meta' per l'ulteriore periodo, esclusi
quelli di ricovero ospedaliero o gia' accertati da precedenti
visite di controllo.
         Al riguardo, nel rammentare, innanzi tutto che l'anzidetta
norma di legge e' stata dichiarata illegittima dalla Corte
Costituzionale, con sentenza n. 78 del 14/26 gennaio 1988, nella
parte in cui non prevede una seconda visita medica di controllo
prima della decadenza del diritto a qualsiasi trattamento economico
di malattia nella misura della meta' per l'ulteriore periodo
successivo ai primi dieci giorni, e nel far presente che a seguito
della citata sentenza, trovano applicazione ai dipendenti
dell'Istituto le disposizioni di cui alla delibera consiliare n.
127 del 1 luglio 1988 divulgata con circolare n. 166 del 26 luglio
successivo (con esclusione della modulistica di cui agli allegati 2
e 3 alla circolare stessa), si chiarisce che:
- ove il dipendente risulti assente alla visita di controllo, il
  medico compila e lascia la lettera di cui all'allegato 4,
  concernente la visita ambulatoriale presso il Gabinetto
  diagnostico della competente Sede. Una copia di tale lettera
  sara' consegnata all'anzidetta Sede.
  Nel caso in cui sia impossibile lasciare la menzionata lettera,
  il medico incaricato avra' cura di segnalare la circostanza alla
  Sede che ha disposto la visita, la quale inviera' al dipendente
  una lettera raccomandata, con avviso di ricevimento, avente il
  contenuto dell'anzidetto allegato 4.
  Trascorso inutilmente il termine di 10 giorni, ovvero valutati
  negativamente i motivi addotti, la Sede applichera' la sanzione
  prevista dandone comunicazione al lavoratore mediante lettera
  raccomandata. Il provvedimento del dirigente la Sede sulla
  valutazione dei motivi che hanno costretto il dipendente ad
  allontanarsi dal proprio recapito ha carattere definitivo.
  In particolare, in merito ai motivi giustificativi della assenza
  che comportano l'inapplicabilita' della sanzione, si fa
  riferimento alle disposizioni di carattere generale adottate al
  riguardo dal Consiglio di amministrazione con deliberazione n.99
  del 6 aprile 1984 e alle istruzioni operative impartite con la
  circolare 8 agosto 1984 (paragrafo 5) n. 134421 AGO - n. 10876 O.
  - n. 117 GLSMM - n. 949 EAD/183, e successive modificazioni e
  integrazioni;
- il numero di dieci giorni deve intendersi come massimo previsto
  ai fini della trattenuta dell'intero ammontare della retribuzione
  giornaliera. La trattenuta stessa sara' commisurata alle
  effettive giornate di assenza ingiustificata, qualora queste
  siano inferiori al predetto numero di dieci.
  Ovviamente, le giornate di assenza rientranti nell'applicazione
  della menzionata norma di legge non possono essere considerate a
  titolo di permesso retribuito ai sensi dell'art. 33 del
  Regolamento del personale, bensi' a titolo di assenza
  ingiustificata senza diritto a retribuzione;
- ai fini della trattenuta prevista dalla richiamata norma di
  legge devono essere considerati tutti gli elementi della
  retribuzione di cui all'art.111 del vigente Regolamento del
  personale;
- qualora l'assenza ingiustificata del dipendente, per la quale si
  provvede ex art.5 citato, costituisca una infrazione disciplinare
  per la quale viene irrogata una sanzione avente effetti sulla
  retribuzione (artt. 71, 72 R.O.P.), da tali effetti va dedotta la
  retribuzione gia' trattenuta ai sensi dell'art. 5, comma 14,
  della legge n. 638/1983.
- anche in caso di applicazione della disposizione contenuta nel
  menzionato art. 5, comma 14, legge n. 638/1983, resta salva la
  possibilita' di valutare l'assenza dal servizio ai sensi
  dell'art. 106 del Regolamento organico del personale;
         In caso di dissenso dal referto del sanitario che ha
proceduto alla visita medica di controllo, il dipendente puo'
chiedere per iscritto, entro il termine perentorio di cinque giorni
da quello in cui ha avuto comunicazione scritta del giudizio medico
o ha sottoscritto, per presa visione, il predetto giudizio, che il
giudizio definitivo sia deferito ad un collegio medico arbitrale
(29). Il collegio e' composto da un medico designato dall'Istituto,
da un medico designato dall'interessato e da un medico
esterno - che assume la presidenza del collegio - designato di
comune accordo dalle parti. In caso di disaccordo, la designazione
e' demandata ad un medico funzionario della competente U.S.L.
         Quando il dipendente e' ricoverato presso istituti
privati, il Collegio puo' effettuare gli accertamenti sanitari nel
luogo di ricovero; in ogni altro caso il presidente del collegio
comunica al dipendente la data e il luogo degli accertamenti.
         Il Collegio decide in via definitiva, a maggioranza di
voti.
         Le spese per il consulto del collegio arbitrale sono
sostenute dall'Istituto, con esclusione degli onorari e del
rimborso delle spese spettanti al medico di fiducia del dipendente
che sono liquidati, nei limiti delle vigenti tariffe nazionali,
soltanto nel caso di mancata conferma del giudizio
clinico-sanitario che ha dato luogo alla richiesta di accertamento
collegiale.
         Qualora il collegio arbitrale confermi il giudizio di
idoneita' al lavoro espresso dal sanitario in sede di visita di
controllo oppure la visita di controllo medesima o gli accertamenti
sanitari collegiali non possano avere luogo per fatto imputabile al
dipendente, l'assenza e' considerata ingiustificata anche agli
effetti retributivi e disciplinari (30).
Insorgenza della malattia durante o al termine di un periodo di
ferie.
         Come anticipato al punto 3-g), l'art. 16, secondo comma,
del D.P.R. n. 509/1979, prevede che le infermita' di durata
superiore a tre giorni insorte durante un periodo di ferie ne
interrompono il godimento in caso di ricovero ospedaliero
debitamente documentato e nei casi in cui l'Istituto sia stato
posto in condizione di convalidarle. In proposito si precisa quanto
segue:
- il dipendente, nell'eventualita' che sia colto da malattia di
  durata presumibilmente superiore a tre giorni durante un periodo
  di ferie trascorso nel comune ove ha sede l'unita' funzionale da
  cui dipende, dovra' dare comunicazione dello stato di malattia al
  dirigente la predetta unita' funzionale entro le prime ore
  dell'orario di servizio ordinario del primo giorno, avvalendosi
  del mezzo piu' rapido e, inoltre, dovra' far pervenire
  tempestivamente al dirigente in questione la documentazione
  attestante il suo eventuale ricovero in ospedale;
- qualora l'infermita' in argomento sia insorta durante un periodo
  di ferie trascorso fuori sede, l'impiegato, dovra', sempre entro
  le prime ore dell'orario di servizio del primo giorno di malattia
  ed avvalendosi del mezzo piu' rapido, informarne sia il dirigente
  l'unita' funzionale da cui dipende sia il dirigente la diversa
  unita' funzionale nella cui circoscrizione temporaneamente dimori
  (o, in caso di soggiorno all'estero, il Consolato o l'Ambasciata
  italiana), al quale fara' pervenire la documentazione relativa
  all'eventuale ricovero ospedaliero.
  Nell'ipotesi in cui il ricovero ospedaliero non abbia avuto
  luogo, ai fini della possibilita' della convalida della malattia
  da parte dell'Istituto occorre:
  - che il dipendente abbia comunicato l'insorgenza della malattia
    con le modalita' di cui al punto 5-c). La mutazione del titolo
    di assenza ha luogo, comunque, a partire dal giorno in cui e'
    ricevuta tale comunicazione;
  - che la dimora del dipendente durante la malattia coincida con
    la sede di una unita' funzionale dell'Istituto o ne disti non
    oltre 50 Km. In caso contrario, ferma restando la comunicazione
    di malattia, e' necessario che la malattia stessa sia
    certificata (anche per quanto riguarda la durata) da un
    organismo pubblico della localita' di dimora.
d) Partecipazione a concorsi ed esami
         Al personale possono essere accordati, nel limite di 15
giorni e sempre nell'ambito dei trenta giorni annui di cui all'art.
17 del D.P.R. n. 509/1979, permessi straordinari retribuiti per la
partecipazione a pubblici concorsi o ad esami per il conseguimento
di titoli di studio o professionali legalmente riconosciuti.
         I permessi possono essere concessi oltre che per i giorni
in cui si svolgono le prove di concorso o d'esame anche per il
viaggio, nel limite di un giorno per il viaggio di andata e di un
giorno per il viaggio di ritorno,se la sede d'esame o di concorso
sia distante trecento o piu' chilometri,ovvero per periodi
inferiori al giorno, tenendo conto anche della frequenza dei
collegamenti, se la menzionata sede sia distante fra i cinquanta e
i trecento chilometri.
         Il permesso straordinario retribuito non puo' ovviamente
essere concesso per consentire la preparazione ai concorsi o agli
esami.
         Le assenze dal servizio per partecipare a prove di esame o
di concorso, il rinvio delle quali non sia stato reso noto in tempo
utile o non sia comunque imputabile al dipendente, possono essere
computate come permesso straordinario retribuito, dietro esibizione
di idonea attestazione.
e) Cure idrotermali
         La disciplina della materia oltre che nelle disposizioni
di cui all'art. 17 del D.P.R. n. 509/1979 e' contenuta nella legge
11 novembre 1983, n. 638 di conversione del decreto-legge 12
settembre 1983, n. 463.
         Dalle norme innanzi citate discende:
- le prestazioni idrotermali possono essere concesse, fuori dalle
  ferie annuali, esclusivamente per effettive esigenze terapeutiche
  o riabilitative su motivata prescrizione di un medico specialista
  della Unita' Sanitaria Locale ovvero, limitatamente ai lavoratori
  avviati alle cure dall'INPS e dall'INAIL, su motivata
  prescrizione dei medici dei suddetti Istituti;
- non possono essere concessi congedi straordinari e permessi per
  malattia per la fruizione di cure elioterapiche, climatiche,
  psammoterapiche (sabbiature),salve le eccezioni in favore dei
  dipendenti appartenenti alle categorie protette;
- il numero delle giornate di assenza per fruire delle anzidette
  prestazioni non puo' essere superiore al numero delle
  applicazioni concesse e, comunque, tenendo conto anche degli
  eventuali giorni di viaggio, non puo' in alcun caso superare il
  periodo di quindici giorni. Per quanto riguarda il criterio da
  seguire per determinare la durata del viaggio si fa rinvio al
  paragrafo precedente sui permessi straordinari retribuiti per la
  partecizione a concorsi ed esami;
- tra i periodi di cui sopra e le ferie annuali deve intercorrere
  un intervallo di almeno quindici giorni.
         A chiarimento delle disposizioni sopra richiamate e tenuto
conto delle vigenti disposizioni contrattuali e regolamentari si
forniscono le seguenti ulteriori precisazioni.
Titolo dell'assenza.
Per la generalita' dei dipendenti, i periodi di cure idrotermali
debbono essere computati a titolo di permesso straordinario
retribuito nell'ambito dei trenta giorni previsti per cure o per
malattia di breve durata di cui all'art. 33 del vigente Regolamento
per il personale.
Si rammenta che ai dipendenti aventi titolo ad effettuare le cure
nell'ambito dell'art. 33 R.O., non possono essere concessi, per
fruire di tali cure, periodi di aspettativa per infermita' ove i
dipendenti stessi abbiano esaurito il periodo massimo stabilito
dalla citata norma regolamentare.
Certificazione.
Per la concessione degli anzidetti permessi e' necessaria una
espressa e motivata disposizione della Unita' Sanitaria Locale: su
quest'ultimo organismo pubblico fa carico la responsabilita' circa
il rispetto delle procedure previste dalla legge per la concessione
dei permessi. La certificazione dovra', in ogni caso, contenere la
diagnosi e il tipo di cura prescritto.
Per le Regioni nelle quali non sono ancora costituite le UU.SS.LL.,
la certificazione deve essere rilasciata dagli Enti che in atto
svolgono le relative funzioni.
Per quanto riguarda le cure idrotermali in regime obbligatorio
generale, continuano a trovare applicazione le norme di legge e
regolamentari vigenti in materia di prevenzione e cura
dell'invalidita' pensionabile.
Intervallo minimo tra ferie e permessi o congedi.
L'intervallo minimo di quindici giorni previsto dalla legge deve
essere calcolato a giorni solari. Detto periodo minimo deve essere
accertato sia ai fini della concessione del permesso (tra l'ultimo
giorno di ferie concesso precedentemente e il primo giorno di
assenza per cure) sia ai fini della autorizzazione ad assentarsi
per ferie (tra l'ultimo giorno di assenza per cure e il primo
giorno del periodo di ferie richiesto).
La fruizione dei giorni di recupero delle festivita' soppresse non
interrompe la continuita' dell'intervallo minimo sopra indicato.
Per evitare che l'applicazione della disposizione di cui sopra
possa determinare l'esclusione dalle cure nei casi in cui l'inizio
delle stesse e' stabilito direttamente dall'Istituto (cure
idrotermali in regime generale), le Sedi dovranno assicurare che le
comunicazioni di avvio siano recapitate agli interessati almeno
quindici giorni prima della data iniziale del ciclo di cure.
Dipendenti appartenenti a categorie protette.
   La richiamata legge n. 638/1983 nell'escludere la concessione
   di congedi o permessi per malattia per la fruizione di cure
   elioterapiche, climatiche e psammoterapiche, fa salvi i periodi
   spettanti agli invalidi per causa di guerra, di servizio e del
   lavoro, ai ciechi, ai sordomuti e agli invalidi civili con una
   percentuale superiore ai due terzi.
Per l'applicazione della predetta norma si precisa che:
- gli invalidi per causa di guerra, di servizio e del lavoro, per
  le cure connesse al loro stato di invalidita' nonche' i ciechi, i
  idrotermali nel limite massimo di 15 giorni all'interno dei 30
  giorni di permesso straordinario previsti dall'art. 33 del
  Regolamento organico;
- gli invalidi civili con una percentuale di invalidita' superiore
  ai due terzi in quanto destinatari delle disposizioni tuttora
  vigenti di cui all'art. 26 della legge n. 118/1971, possono
  fruire degli anzidetti permessi o di quelli per cure idrotermali
  nel limite di 15 giorni ma al di fuori dei trenta giorni di cui
  alla richiamata disposizione regolamentare, ai sensi dell'art. 35
  dello stesso Regolamento;
- gli invalidi civili in generale, in base al richiamato art. 26
  Legge n. 118/1971 possono fruire di permessi per cure diverse da
  quelle sopra indicate nel limite di 15 giorni. I relativi periodi
  vanno conteggiati, a norma dell'art. 35 del Regolamento organico,
  al di fuori del limite di 30 giorni di cui all'art. 33 dello
  stesso Regolamento.
Per le categorie di cui sopra valgono le disposizioni richiamate
per la generalita' dei dipendenti in ordine alla certificazione e
all'intervallo minimo tra ferie e permessi o congedi per cure, con
la precisazione, per quanto riguarda la certificazione relativa
alle cure climatiche,che deve essere sempre specificato il tipo di
localita' (marina, montana, collinare, lacustre) nella quale il
paziente deve eseguire la terapia. I congedi per cure  a qualsiasi
titolo, infine, indipendentemente dalla loro computabilita' a
norma dell'art. 33 o dell'art. 35 del Regolamento organico, non
possono eccedere la durata massima complessiva di 15 giorni l'anno.
f) Lutto di famiglia e nascita figli
         L'art. 20 del D.P.R. n. 494/1987, ha previsto la
possibilita' di concedere permessi straordinari retribuiti per
lutto di famiglia, fino a cinque giorni e per nascita figli fino a
tre giorni, nell'ambito del limite massimo complessivo di trenta
giorni di cui al punto 5-a).
         Si precisa che il permesso per lutto di famiglia va
concesso nel caso di perdita del coniuge, di parenti entro il
quarto grado in linea retta o collaterale, di affini entro il 2
grado nonche' dell'adottante o dell'adottato.
         Quanto alla determinazione della durata del permesso, la
stessa deve essere rapportata a quelle che sono le effettive
esigenze e pertanto e' rimessa al prudente apprezzamento dei
Dirigenti responsabili che a tal fine terranno conto, in linea di
massima, del vincolo di parentela in senso lato, del luogo dove e'
accaduto l'evento e della sussistenza di altre eventuali
circostanze rilevanti agli effetti di cui trattasi.
         Il permesso di cui sopra, nonche' quello connesso alla
nascita di figli, sara' concesso, a domanda, dai Dirigenti stessi
e dovra' essere fruito in unica soluzione e in stretta connessione
con l'evento.
         Si precisa, infine, che la norma di cui al richiamato
art.20 del D.P.R. n. 494/1987 trova applicazione per gli eventi
accaduti dalla data di entrata in vigore della norma stessa e cioe'
dall'8 dicembre 1987.
g) Permessi straordinari retribuiti al personale straordinario
         Nei confronti del personale straordinario assunto a norma
dell'art. 6 della legge 20 marzo 1975, n. 70, spettano i permessi
straordinari retribuiti in proporzione al servizio prestato (31).
         Al fine di determinare il numero dei giorni di permesso
straordinario retribuito, spettanti al personale straordinario in
relazione al servizio prestato, la frazione di giorno superiore al
50% si arrotonda all'unita' mentre si trascura quella pari o
inferiore alla predetta percentuale.
         In relazione a quanto precede, si precisa che per la
nozione di "servizio prestato" - da computarsi alla data in cui il
personale si assentera' a titolo di permesso retribuito - si deve
far riferimento ai chiarimenti forniti al precedente punto 3-c).
6 - PERMESSI RETRIBUITI AGGIUNTIVI AL PERSONALE ESPOSTO A
    RADIAZIONI IONIZZANTI
         Il personale professionalmente esposto ai rischi di
radiazioni ionizzanti che operi in zona definita "controllata" ai
sensi di legge ha diritto, in aggiunta ai periodi sopra indicati, a
15 giorni di permesso retribuito non frazionabili (32);
7 - PERMESSI NON RETRIBUITI
         L'art. 3 del D.P.R. 26 maggio 1976, n. 411 stabilisce che
il personale, per particolari motivi privati, ha diritto a permessi
non retribuiti per un periodo massimo di 30 giorni all'anno,
computabili ad ogni effetto nell'anzianita' di servizio.
         Si precisa peraltro che i permessi stessi sono
computabili, ai fini del trattamento di previdenza integrativo e di
quiescenza soltanto mediante riscatto degli stessi in base alle
norme del relativo regolamento.
         I giorni festivi di cui al punto 2-a) cadenti in periodi
di permesso non retribuito concorrono al computo dei periodi stessi
(33).
         I dirigenti le unita' funzionali sono autorizzati ad
accordare direttamente i permessi in questione ai dipendenti (anche
in prova) che ne facciano richiesta. Le relative domande potranno
essere accolte, nei limiti ritenuti adeguati, quando siano motivate
da gravi malattie di congiunti, nascita o matrimonio di figli,
esigenze di studio o connesse al trasferimento di Sede, purche' non
in contrasto con specifiche esigenze di servizio.
         In presenza di ogni altro particolare motivo privato
debitamente documentato, i dirigenti anzidetti dovranno valutare,
ai fini della concessione del permesso, la natura del motivo per il
quale viene richiesto compatibilmente con le esigenze di servizio.
8 - CONGEDI STRAORDINARI RETRIBUITI
a) Definizione
         Il personale ha diritto - oltre ai permessi straordinari
retribuiti nel limite di trenta giorni l'anno - ai congedi
straordinari previsti da specifiche norme di legge o disposizioni
governative riguardanti gli impiegati civili dello Stato (34).
         In tale categoria di congedi rientrano:
- i congedi straordinari per l'espletamento delle funzioni
  connesse alle cariche pubbliche elettive;
- tutti gli altri congedi previsti da norme di legge (ad esempio i
  congedi retribuiti spettanti ai dipendenti chiamati ad espletare
  funzioni presso uffici elettorali, congedi agli invalidi civili);
- i riposi per donazione di sangue di cui alla legge 13.7.1967, n.
  584 e successive modificazioni e integrazioni.
b) Congedi straordinari per cariche pubbliche elettive
         Le vigenti norme legislative prevedono, in favore dei
dipendenti che svolgono funzioni attinenti a cariche pubbliche
elettive, la concessione di congedi straordinari, ovvero di
aspettative. Per motivi di praticita' verranno trattati, di
seguito, entrambi gli argomenti, distinguendo peraltro la posizione
dei dipendenti eletti a cariche presso Enti autonomi territoriali
da quella dei dipendenti eletti al Parlamento (italiano ed
europeo).
c) Dipendenti eletti a cariche presso amministrazioni locali
   (escluse le Regioni)
         I dipendenti eletti alle cariche indicate nella legge 27
dicembre 1985, n. 816 hanno diritto a fruire del tempo necessario
per l'esercizio del mandato mediante il collocamento in aspettativa
non retribuita ovvero la concessione di permessi retribuiti e non
retribuiti (35).
         Per i dipendenti eletti a cariche presso le Regioni vedi
il successivo punto 8-h).
d) Collocamento in aspettativa non retribuita
         Hanno titolo, a richiesta, al collocamento in aspettativa
i dipendenti eletti alle cariche pubbliche indicate nella legge 27
dicembre 1985, n. 816.
         I dirigenti le unita' funzionali dovranno provvedere ai
collocamenti in aspettativa richiesti, dandone tempestiva
comunicazione, con l'indicazione della decorrenza dell'aspettativa
stessa e dell'Ente presso il quale e' rivestita la carica pubblica,
alla Sede centrale, Servizio personale, Reparti VII e IX e a
sospendere la retribuzione nei confronti dei dipendenti
interessati.
Valutazione dell'aspettativa ai fini del servizio di pubblico
impiego.
         I periodi di aspettativa sono considerati a tutti i fini
come effettivamente prestati (36) nonche' come legittimo
impedimento per il compimento del periodo di prova.
Trattamento economico durante il periodo di aspettativa.
         Al personale in aspettativa competono esclusivamente le
indennita' previste dalla citata legge 27 dicembre 1985, n. 816 a
carico degli Enti presso i quali i medesimi espletano il mandato.
Nessun assegno e' dovuto da parte dell'Istituto. I dipendenti che
alla data del 25 gennaio 1986 fruivano del trattamento economico di
cui all'art. 3 della legge 12 dicembre 1966, n. 1078 hanno diritto
a conservare, a richiesta, tale trattamento fino al termine del
rispettivo mandato (v. pag. 18 della circolare n. 9078 P./264 del
17 dicembre 1984).
Ritenute previdenziali, assistenziali e assicurative.
         Per i dipendenti eletti negli organi esecutivi degli enti
locali per i quali la legge n. 816/1985 prevede il raddoppio
dell'indennita' mensile di carica, gli oneri previdenziali,
assistenziali e assicurativi sono versati ai rispettivi istituti
dal datore di lavoro pubblico e, a richiesta di questo, rimborsati
dall'ente presso il quale il lavoratore posto in aspettativa
esercita il mandato (37). Tale trattamento compete ai dipendenti
collocati in aspettativa non retribuita che ricoprono le seguenti
cariche:
- sindaco di Comune con popolazione superiore a 10 mila abitanti;
- assessore effettivo o supplente di Comuni con popolazione
  superiore a 50 mila abitanti;
- presidente o assessore effettivo o supplente di amministrazione
  provinciale;
- presidente di azienda speciale di ente territoriale con piu' di
  cinquanta dipendenti;
- presidente di Consorzio tra comuni e province o delle loro
  aziende con piu' di cinquanta dipendenti.
         Le modalita' ed i criteri per definire l'ammontare dei
rimborsi di detti oneri sono determinati con decreto del Ministro
dell'Interno, di concerto con il Ministro del Tesoro (38).
         Al riguardo si precisa che ai sensi del Decreto
interministeriale del 28 novembre 1986, i contributi da rimborsare
da parte dell'Ente locale sono commisurati alla retribuzione della
categoria e qualifica professionale posseduta dall'interessato
all'atto del collocamento in aspettativa, di volta in volta
adeguata in relazione alla dinamica salariale e di carriera della
stessa categoria e qualifica di appartenenza.
         Ai fini del rimborso, inoltre, il datore di lavoro
pubblico invia trimestralmente all'ente presso il quale il
lavoratore posto in aspettativa esercita il mandato un prospetto
nel quale sono indicate, oltre che la retribuzione, le ritenute
assistenziali, previdenziali ed assicurative riferite ad ogni
singolo dipendente.
         Infine, l'Ente locale deve provvedere entro e non oltre il
quindicesimo giorno successivo a ciascun trimestre al rimborso
degli oneri di cui trattasi; nell'ipotesi di mancato versamento
entro il termine prescritto, sulle somme dovute l'Ente dovra'
corrispondere al datore di lavoro pubblico un interesse del 6%
semestrale.
         In tutti i casi non direttamente disciplinati dall'art.2
della citata Legge n. 816/1985 devono intendersi tuttora
applicabili le disposizioni contenute nell'art. 31 della legge n.
300/1970 e potranno, in particolare, essere effettuati i previsti
accreditamenti figurativi in presenza dei presupposti stabiliti dal
medesimo art. 31.
e) Permessi retribuiti o non retribuiti per l'espletamento del
   mandato.
         I dipendenti che ricoprono le cariche elettive indicate
nell'art. 4 della legge n. 816/1985 hanno diritto, in alternativa
al collocamento in aspettativa non retribuita, a fruire di permessi
retribuiti e di permessi non retribuiti, per l'espletamento  del
loro mandato, secondo le modalita' di seguito specificate. Gli
interessati sono tenuti a documentare prontamente e puntualmente i
permessi richiesti e fruiti mediante attestazione dell'Ente
concernente sia l'attivita' che i tempi di espletamento delle
funzioni per quali i permessi possono essere accordati (39).
f) Permessi retribuiti
         I permessi retribuiti competono:
- ai dipendenti eletti nei consigli comunali e provinciali, per
  l'intera giornata nella quale sono convocati i consigli stessi
  (40);
- ai dipendenti eletti nelle assemblee delle unita' sanitarie
  locali, in quelle delle comunita' montane, nelle associazioni e
  nei consorzi tra enti locali, nei consigli delle aziende
  municipali, provinciali o consortili, nei consigli
  circoscrizionali, nelle commissioni consiliari o circoscrizionali
  formalmente costituite nonche' negli Organi esecutivi, purche'
  collegiali, degli enti di cui fanno parte per il tempo necessario
  a partecipare alle riunioni degli Organi degli enti stessi (41);
- ai dipendenti che ricoprono le cariche sotto elencate, per un
  massimo di ventiquattro ore lavorative al mese (42), oltre agli
  eventuali permessi cui hanno titolo ai sensi dei precedenti
  punti:
   - assessori comunali e provinciali;
   - presidenti e vicepresidenti dei comitati di gestione delle
     unita' sanitarie locali;
   - presidenti e vicepresidenti delle giunte esecutive delle
     comunita' montane;
   - presidenti di aziende municipalizzate o provinciali con piu'
     di cinquanta dipendenti.
   Il limite di ventiquattro ore lavorative e' elevato a
   quarantotto in favore dei dipendenti che ricoprono la carica di
   sindaco e di presidente della amministrazione provinciale (42).
g) Permessi non retribuiti
         I dipendenti aventi titolo ai permessi retribuiti innanzi
descritti, hanno diritto, in aggiunta agli stessi, anche a permessi
non retribuiti, fino a un massimo di ventiquattro ore lavorative
mensili, qualora risultino necessari per l'espletamento del mandato
(43).
         Per una piu' rapida consultazione si riepilogano nel
seguente prospetto sia le cariche pubbliche elettive previste dalla
n.816/1985 legge sia le connesse aspettative non retribuite ovvero
i permessi retribuiti e non retribuiti spettanti ai titolari delle
cariche stesse.
.
.
------------------------------------------------------------------
                                      !                  !
    Aspettativa non retribuita        !     Permessi     ! Permessi
                                      !    retribuiti    ! non re-
                                      !                  ! tribuiti
--------------------------------------!------------------!--------
                                      !                  !
  ( Consigliere comunale              ! Intera giornata  ! Ulterio-
A ( Consigliere provinciale           ! di convocazione  ! ri per-
  )                                   ! Consiglio        ! messi
                                      !                  ! non re-
  ( Eletti:                           !                  ! tribui-
  ) - nelle assemblee delle comunita'  ! Tempo necessario ! ti sino
  (   montane                         ! per partecipare  ! ad un
  ) - nelle associazioni e consorzi   ! alla riunione de ! massimo
  (   tra gli enti locali             ! gli organi degli ! di ven-
B ) - nei consigli delle aziende muni ! enti dei quali   ! tiquat-
  (   cipali,provinciali o consortili ! fanno parte      ! tro ore
  ) - nei consigli circoscrizionali   !                  ! lavora-
  ( - nelle commissioni consiliari o  !                  ! tive
  )   circoscrizionali formalmente i- !                  ! mensili
  (   stituite                        !                  ! per tut-
  ) - negli organi esecutivi, purche', !                  ! te le
ca
  )   collegiali, degli enti di cui   !                  ! riche di
  (   fanno parte                     !                  ! cui ai
                                      !                  ! punti A,
  ( - Assessori comunali              ! Ventiquattro ore ! B, C, D
  ) - assessori provinciali           ! lavorative al me !
  ( - Presidenti e vice presidenti    ! se (oltre ai per !
  )   dei Comitati di gestione del    ! messi di cui ai  !
  (   le UU.SS.LL.                    ! punti A e B)     !
  ( - Presidenti e vice presidenti    !                  !
C )   delle giunte esecutive delle    !                  !
  (   comunita' montane                !                  !
  ) - Presidenti di aziende munici    !                  !
  (   palizzate o provinciali con     !                  !
  )   piu' di 50 dipendenti            !                  !
                                      !                  !
  ) - Sindaco                         ! Quarantotto ore  !
D ) - Presidente amministrazione      ! lavorative al me !
  (   provinciale                     ! se (oltre ai per !
                                      ! messi di cui ai  !
                                      ! punti A e B)     !
                                      !------------------!--------
Presidenti delle aziende speciali     !                  !
di enti territoriali                  !                  !
                                      !                  !
Componenti degli organi esecutivi     !                  !
delle anzidette aziende               !                  !
                                      !                  !
Presidenti di consorzi tra comuni     !                  !
e province e delle loro aziende       !                  !
                                      !                  !
Componenti degli organi esecutivi     !                  !
degli anzidetti consorzi e delle      !                  !
loro aziende                          !                  !
.
.
h) Dipendenti eletti alla carica di Consigliere regionale
         I dipendenti eletti alla carica di consigliere regionale
hanno diritto, a richiesta, ad essere collocati in aspettativa.
         I dipendenti che rivestono la predetta carica, ove non
chiedano di essere collocati in aspettativa, non possono fruire di
permessi retribuiti per l'espletamento del loro mandato.
         I periodi di aspettativa sono considerati a tutti i fini
come effettivamente prestati e, ai fini del periodo di prova, come
legittimo impedimento per tutta la durata del mandato.
         Ai dipendenti in aspettativa compete:
1) l'indennita' di carica deliberata dalla Regione, a carico della
   stessa;
2) un assegno, sempre a carico della Regione presso cui il
   dipendente ricopre la carica elettiva, pari all'eventuale
   eccedenza tra la retribuzione netta prevista dalle vigenti
   disposizioni per la qualifica ricoperta nell'Istituto ed i 4/10
   dell'indennita' di carica di cui al punto 1);
3)       le quote di aggiunta di famiglia a carico dell'Istituto.
         Ai fini di cui sopra, l'Istituto (Sede centrale, Servizio
Personale, Reparto IX) provvede:
- a richiedere alla Regione l'importo netto dei 4/10
  dell'indennita' di carica e le successive variazioni;
- a determinare la "retribuzione netta" da porre a raffronto con i
  menzionati 4/10 dell'indennita' di carica, mediante detrazione
  dalla retribuzione lorda virtuale delle ritenute previdenziali ed
  assistenziali;
- a determinare l'ammontare dell'assegno al netto delle ritenute
  fiscali e a darne comunicazione alla Regione;
- a determinare, a fine anno, l'eventuale conguaglio fiscale e a
  comunicare alla Regione l'importo dell'assegno relativo al mese
  di dicembre, al netto del conguaglio stesso;
- a segnalare al Servizio E.A.D. i dati necessari per consentire,
  mediante elaborazione automatizzata, sia l'effettuazione del
  versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali sia la
  determinazione delle ritenute fiscali, sia l'emissione della
  relativa certificazione (mod. 101).
i) Dipendenti eletti membri del Parlamento
Aspettativa per mandato parlamentare.
         A norma dell'art. 4 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261,
i dipendenti dello Stato e di altri enti pubblici che siano eletti
deputati o senatori, sono collocati d'ufficio in aspettativa per
tutta la durata del mandato parlamentare.
Valutazione dell'aspettativa ai fini del servizio di pubblico
impiego.
         Il periodo trascorso in aspettativa per mandato
parlamentare e' considerato a tutti gli effetti periodo di
attivita' di servizio ed e' computato per intero ai fini della
progressione di carriera, dell'attribuzione degli aumenti periodici
di stipendio e del trattamento di quiescenza e di previdenza.
         Il dipendente collocato in aspettativa per mandato
parlamentare non puo', peraltro, per tutta la durata del mandato
stesso, conseguire promozioni se non per anzianita'. Allo stesso
sono regolarmente attribuiti, alla scadenza normale, gli aumenti
periodici di stipendio.
         Nei confronti del parlamentare che non ha potuto
conseguire promozioni di merito a causa dell'anzidetto divieto, e'
adottato, all'atto della cessazione, per qualsiasi motivo, dal
mandato parlamentare, provvedimento di ricostruzione di carriera
con inquadramento anche in soprannumero.
Trattamento economico durante il periodo di aspettativa.
         I dipendenti in aspettativa per mandato parlamentare hanno
diritto al seguente trattamento economico:
1) indennita' parlamentare;
2) eventuale assegno a carico dell'Amministrazione di
   appartenenza. Tale assegno viene corrisposto nei casi in cui il
   trattamento economico di attivita', escluse le quote di aggiunta
   di fami-
   glia, e calcolato al netto dei contributi previdenziali ed
   assistenziali e delle ritenute erariali, risulti superiore ai
   4/10 dell'indennita' parlamentare (anch'essa calcolata al netto
   dei contributi per la Cassa di previdenza per i parlamentari
   della Repubblica e al netto delle ritenute erariali). L'assegno
   e' pari all'eventuale differenza tra il trattamento di attivita'
   e i 4/10 dell'indennita' parlamentare (entrambi calcolati al
   netto);
3) quote di aggiunta di famiglia a carico dell'Amministrazione di
   appartenenza.
         Si richiama l'attenzione sulla circostanza che
l'indennita' parlamentare non e' cumulabile con altri emolumenti.
         Restano escluse dal divieto di cumulo le indennita' per
partecipazione a Commissioni giudicatrici di concorso, a
Commissioni di studio e a Commissioni di inchiesta e per missioni
(44).
Contribuzione assistenziale e previdenziale e ritenute erariali.
         L'INPS (Servizio Personale - Reparto IX) deve versare ai
fondi di competenza la contribuzione assistenziale e previdenziale
relativa alla retribuzione che sarebbe spettata ai dipendenti
eletti membri del Parlamento qualora avessero prestato servizio.
         Le ritenute erariali verranno operate invece unicamente
sull'assegno di cui al precedente punto 2) con le modalita'
analoghe a quelle previste per i dipendenti eletti a cariche
pubbliche territoriali.
l) Dipendenti eletti membri del Parlamento europeo
         Le norme relative all'aspettativa per mandato parlamentare
si estendono - ai sensi dell'art. 2 della legge 13 agosto 1979, n.
384 - ai dipendenti eletti membri del Parlamento europeo in
rappresentanza dell'Italia.
m) Assenze per motivi elettorali
         I dipendenti sono autorizzati ad assentarsi dal servizio
in occasione dello svolgimento delle elezioni. Occorre al riguardo
distinguere le assenze necessarie per esercitare il diritto di voto
da quelle connesse all'espletamento di funzioni presso Uffici
elettorali. Per quanto riguarda le prime si rammenta che in
occasione delle sole elezioni politiche (ivi comprese le elezioni
dei rappresentanti al Parlamento europeo e i Referendum abrogativi
di cui agli artt. 75 e 138 Costituzione.) e' prevista - ove
ricorrano determinati presupposti - anche la concessione del
trattamento di missione.
         Nei paragrafi seguenti saranno forniti chiarimenti in
ordine alle situazioni sopra individuate.
n) Elezioni politiche, elezioni dei rappresentanti al Parlamento
   Europeo, Referendum di cui agli artt. 75 e 138 Costituzione
         In conformita' alle disposizioni in vigore per i
dipendenti dello Stato, il personale dell'Istituto che, in
occasione delle elezioni sopra indicate, debba recarsi fuori dal
Comune dove presta servizio, perche' iscritto nelle liste
elettorali di altro Comune, sara' autorizzato ad assentarsi dal
servizio per esercitare il diritto di voto (46).
         L'autorizzazione sara' concessa, a richiesta degli
interessati e dopo presa visione dei certificati di iscrizione
elettorali, dai Dirigenti le unita' funzionali.
         L'esercizio del voto puo' comportare - a seconda dei casi,
come di seguito specificato - il diritto al trattamento di missione
e al rimborso delle spese di viaggio oppure unicamente il diritto
ad assentarsi senza decurtazione della retribuzione.
Trattamento di missione e rimborso delle spese di viaggio.
         La concessione del trattamento di missione puo' trovare
applicazione:
- in via generale nei confronti del solo personale trasferito di
  sede, o recentemente assunto in servizio, il quale, sebbene abbia
  provveduto alle occorrenti denunzie anagrafiche (nel termine di
  20 giorni dalla data dell'avvenuto trasferimento o
  dell'assunzione in servizio ai sensi dell'art. 11 del Regolamento
  sull'ordinamento delle anagrafi approvato con D.P.R. 31 gennaio
  1958, n. 136) non abbia ottenuto in tempo l'iscrizione nelle
  liste elettorali della nuova sede di servizio.
  Si ricorda al riguardo che l'art. 10 della legge 22 gennaio
  1966, n. 1, ha soppresso la facolta' di conservare, in caso di
  trasferimento della residenza, l'iscrizione nelle liste
  elettorali del Comune di provenienza;
- nei confronti del personale in missione il quale, per esercitare
  il diritto di voto, debba rientrare nella normale sede di
  servizio, o, eventualmente, raggiungere una diversa localita'. Le
  giornate di missione a tal fine fruite non dovranno essere
  computate agli effetti della durata della missione gia' in atto
  ed il relativo pagamento sara' curato dagli uffici che gia'
  provvedono a corrispondere il trattamento di missione.
         Nessuna indennita' o rimborso e' dovuta al personale che,
autorizzato a risiedere in comune diverso da quello della sede di
servizio, eserciti il diritto di voto in detto comune.
         Si indicano i limiti di tempo complessivi del viaggio di
andata e ritorno, entro i quali, in rapporto alla distanza, potra'
essere corrisposto il trattamento di missione per recarsi a votare
in altro comune (47):
- 1 giorno per le localita' viciniori, servite da mezzi di
           trasporto celeri o frequenti, e per quelle comunque a
           distanza non superiore a 20 chilometri;
- 2 giorni per le distanze sino a 200 chilometri;
- 3 giorni per le distanze oltre 200 e sino a 400 chilometri;
- 4 giorni per le distanze oltre 400 e sino a 700 chilometri;
- 5 giorni per le distanze oltre 700 chilometri e per gli
           spostamenti dal continente o dalla Sicilia alla Sardegna
           o viceversa.
         Si richiama tuttavia l'attenzione sulla circostanza che il
trattamento di cui si tratta deve essere attribuito in relazione
alla effettiva durata dell'assenza dalla ordinaria sede di servizio
e non necessariamente nel numero di diarie sopra indicato, il quale
costituisce il trattamento massimo liquidabile in rapporto alle
varie distanze fra la sede di lavoro e quella in cui deve essere
esercitato il diritto di voto.
         Il personale in missione il quale per esercitare il
diritto di voto debba rientrare nella naturale sede di servizio ha
titolo al trattamento di missione solo per il tempo del viaggio.
         In particolare, nei confronti dei dipendenti che si recano
a votare in localita' viciniori, la corresponsione di una diaria
intera potra' essere disposta soltanto nel caso in cui ricorrano
particolari difficolta' di comunicazione tali da costringere il
dipendente a trattenersi fuori dell'ordinaria sede di servizio per
almeno 24 ore.
         Il rimborso delle spese di viaggio (secondo la speciale
tariffa elettorale applicata per i viaggi sulle ferrovie dello
Stato ed eventualmente su altri mezzi pubblici di trasporto) con
l'indennita' supplementare sul costo del biglietto a tariffa
intera, spetta anche quando i dipendenti interessati, fruendo di
ferie loro spettanti, si allontanino dalla sede di servizio o vi
rientrino, rispettivamente prima o dopo il periodo di validita'
della tariffa elettorale.
         Il rimborso delle spese di viaggio regolarmente
documentate sara' limitato:
- per i tratti serviti da linea ferroviaria, all'importo del
  prezzo del biglietto di andata e ritorno secondo la tariffa
  elettorale applicata dalle Ferrovie dello Stato (nella classe
  spettante al dipendente);
- per i tratti non serviti da ferrovia, ma da altro pubblico mezzo
  di trasporto in servizio di linea, all'importo della spesa
  sostenuta per il viaggio di andata e ritorno su tale mezzo
  secondo le tariffe che nella circostanza saranno praticate;
- per i tratti non serviti da ferrovia o da altro pubblico mezzo
  di trasporto in servizio di linea, all'importo dell'indennita'
  chilometrica per uso del proprio mezzo di trasporto e a quello
  dell'eventuale pedaggio autostradale.
         Il rimborso delle spese di viaggio e la corresponsione del
trattamento di missione sono subordinati alla presentazione del
certificato elettorale dal quale risulti, con attestazione del
seggio elettorale, l'avvenuto esercizio del diritto di voto.
Assenze autorizzate, senza trattamento di missione.
         I dipendenti che non abbiano provveduto, nel termine di 20
giorni dalla data dell'avvenuto trasferimento o dell'assunzione in
servizio, ad effettuare le prescritte denunce anagrafiche, potranno
assentarsi dal servizio per il tempo strettamento necessario
all'esercizio del diritto di voto e comunque entro il limite
massimo di tre giorni e le loro assenze saranno computate come
assenze giustificate con diritto alla retribuzione.
o) Elezioni amministrative
         La concessione del trattamento di missione non e' prevista
nei confronti dei dipendenti che in occasione delle elezioni
amministrative esercitano il diritto di voto in localita' diversa
dalla sede di servizio: le assenze effettuate dagli interessati
verranno computate come assenze giustificate con diritto a
retribuzione per il tempo strettamente necessario all'esercizio del
diritto di voto e comunque nel limite massimo di tre giorni.
p) Assenze per espletamento di funzioni presso il seggio elettorale
         Il personale il quale comprovi di essere chiamato ad
adempiere funzioni presso gli uffici elettorali (presidente,
segretario, scrutatore, rappresentante di lista o di candidato) ha
titolo ad un congedo straordinario retribuito di tre giorni sia in
occasione delle elezioni politiche che di quelle amministrative
(48).
         Nel computo dell'anzidetto congedo non devono essere
ricompresi non solo la domenica e le altre festivita' che dovessero
cadere nei giorni in cui si svolge la consultazione elettorale, ma
anche il sabato, ove in tale giorno manchi la prestazione
lavorativa per effetto della concentrazione dell'orario di lavoro
in cinque giorni settimanali.
         Ovviamente nel caso di elezioni che si esauriscono in un
solo giorno, anziche' nei due giorni tradizionali, al personale in
questione competono solo due giornate di congedo straordinario
retribuito, computato con le anzidette modalita'.
         I dipendenti candidati alle elezioni, tenuto conto degli
orientamenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, potranno
fruire, per lo svolgimento della campagna elettorale, di congedi
straordinari retribuiti per un massimo di quindici giorni da
computarsi ai sensi dell'art. 35 del Regolamento del personale.
q) Assenze per espletamento di funzioni presso il seggio
   elettorale in occasione delle elezioni scolastiche degli Organi
   collegiali
         Con riferimento alle disposizioni impartite dalla
Presidenza del Consiglio dei Ministri, i dipendenti dell'Istituto
nominati presidenti, membri, scrutatori o rappresentanti di lista
in occasione delle elezioni scolastiche degli Organi collegiali
possono essere considerati in congedo straordinario retribuito per
il tempo strettamente necessario alle operazioni elettorali e di
scrutinio.
r) Assenze a seguito di convocazioni da parte di pubbliche
autorita'
         Sono considerate assenze giustificate con diritto a
retribuzione quelle effettuate dai dipendenti:
- convocati dalle Autorita' militari per essere sottoposti a
  visita medica per servizio di leva;
- convocati dalle Preture, dai Tribunali, dalle Corti di appello,
  in Questura o presso Stazioni dei carabinieri, ecc. per motivi di
  giustizia, e precisamente: quali testimoni, ovvero in qualita' di
  parti lese nei soli procedimenti penali, ovvero quali giudici
  popolari, ovvero quali tutori di minori o di incapaci.
         Gli altri casi di convocazione non riconducibili ad una
delle fattispecie sopraindicate dovranno essere segnalati,
contemporaneamente all'invio della prescritta documentazione, alla
Sede centrale - Servizio Personale - Reparto VII - per le
conseguenti determinazioni.
s) Riposi per donazioni di sangue (45)
         Al dipendente che ceda il suo sangue gratuitamente, per
trasfusioni dirette e indirette o per l'elaborazione dei derivati
del sangue, ad uso terapeutico ha diritto ad una giornata di riposo
e alla corresponsione della normale retribuzione, relativamente al
giorno del prelievo, alle condizioni appresso specificate:
- il prelievo di sangue deve effettuarsi presso un Centro di
  raccolta fisso o mobile, ovvero presso un Centro Trasfusionale,
  ovvero presso un Centro di produzione di emoderivati regolarmente
  autorizzati dal Ministero della Sanita';
- il limite quantitativo minimo che la donazione di sangue deve
  raggiungere e' di 250 grammi;
- il dipendente, dopo aver donato il proprio sangue, dovra' farsi
  rilasciare dal medico che ha effettuato il prelievo il prescritto
  certificato regolarmente compilato e sottoscritto secondo lo
  schema allegato 2) e consegnarlo, al rientro in servizio,
  all'unita' funzionale di appartenenza a giustificazione
  dell'assenza;
- il dipendente interessato deve produrre una dichiarazione
  redatta secondo lo schema allegato 3).
         Nel caso in cui il lavoratore si sia recato al Centro per
donare il proprio sangue e la donazione, per motivi di ordine
sanitario, non possa essere effettuata ovvero venga effettuata solo
parzialmente, il medico addetto al prelievo dovra' rilasciare al
lavoratore stesso un certificato, con l'indicazione del giorno e
dell'ora, attestante la mancata o parziale donazione. In tale
ipotesi l'Istituto considerera' l'assenza - limitatamente al tempo
necessario per l'accesso al Centro di raccolta e per il ritorno -
giustificata e non provvedera' ad alcuna decurtazione della
retribuzione.
         La durata del riposo si computa in 24 ore a partire dal
momento in cui il dipendente si assenta dal servizio per il
prelievo del sangue. Si consente tuttavia, considerato che le
operazioni di prelievo avvengono generalmente nelle prime ore della
mattinata, che il dipendente venga autorizzato ad assentarsi per
l'intera giornata in cui avviene la donazione.
         La retribuzione corrispondente alla giornata di riposo
deve essere rimborsata all'Istituto, nella sua veste di datore di
lavoro, dall'Ente cui affluisce la contribuzione per malattia e
cioe', in base all'art. 1, secondo comma, della legge 29 febbraio
1980, n. 33, dall'Istituto stesso nella veste di Istituto
assicuratore. L'importo della retribuzione da richiedere a rimborso
sara' commisurato alla durata dell'assenza dal servizio e cioe'
sara' pari ad 1/26 della retribuzione mensile in caso di assenza
per un'intera giornata lavorativa ovvero alla retribuzione oraria
per le ore di assenza, quando quest'ultima e' in concreto inferiore
all'orario giornaliero.
         Per la contabilizzazione dei rimborsi, le unita'
funzionali effettueranno la seguente registrazione:
         IMR 30/89 a (GPA, GPH, MMH) 24/31.
         Il conto "IMR 30/89" (Rimborso delle retribuzioni
corrisposte ai lavoratori donatori di sangue ai sensi dell'art. 2
della legge n. 584/1967) accoglie in "dare" l'ammontare delle
retribuzioni corrisposte ai donatori di sangue, mentre i conti
(GPA, GPH, MMH) 24/31 (Entrate varie - Recupero di spese per il
personale) riguardano il recupero delle stesse retribuzioni a
seconda che si tratti rispettivamente di personale degli uffici,
degli stabilimenti termali o della Casa di riposo di Camogli.
9 - CONGEDO STRAORDINARIO RETRIBUITO PER RICHIAMO ALLE ARMI
         L'impiegato richiamato alle armi in tempo di pace per
istruzioni o per altre esigenze a carattere temporaneo e'
considerato in congedo straordinario per la durata del richiamo e
comunque per un periodo massimo di due mesi (49).
         Per il periodo eccedente i primi due mesi viene disposto
il collocamento in aspettativa per servizio militare (v. punto
12-c) (50).
         All'impiegato in congedo straordinario per richiamo alle
armi, spettano la retribuzione e gli assegni personali di cui sia
provvisto, nonche' l'eventuale eccedenza dell'ammontare delle quote
di aggiunta di famiglia rispetto agli assegni dovuti allo stesso
titolo dall'Amministrazione militare (51).
10 - ASSENZE PREVISTE DALLA LEGISLAZIONE PER LA TUTELA DELLA
     LAVORATRICE MADRE E DEL MINORE
a) Assenze obbligatorie
- da due mesi prima della data presunta del parto, fino alla data
  effettiva del parto. L'astensione obbligatoria e' anticipata a
  tre mesi dalla data presunta del parto quando le lavoratrici sono
  occupate in lavori che, in relazione all'avanzato stato di
  gravidanza, siano da ritenersi gravosi o pregiudizievoli (52).
  L'assenza in questione compete esclusivamente alla madre
  lavoratrice;
- dal giorno seguente a quello del parto fino al terzo mese
  successivo (53). Nei casi di adozione o affidamento, a decorrere
  dalla data di effettivo ingresso del bambino nella famiglia
  adottiva o affidataria in base ad atto della competente
  autorita', a condizione che il bambino stesso, alla data
  medesima, non abbia superato i sei anni di eta' (54).
         L'assenza di cui sopra compete anche al padre lavoratore
prescindendo dalla circostanza che la madre sia titolare di un
rapporto di lavoro subordinato, nel caso in cui il bambino rimanga
privo di assistenza per decesso della madre, durante o dopo il
parto o di grave infermita' della madre medesima.
         L'anzidetta assenza compete, ovviamente, alla sola madre
lavoratrice nel caso di interruzione della gravidanza, spontanea o
terapeutica, successiva al 180 giorno dall'inizio della gestazione.
Al riguardo per il computo del periodo di cui innanzi si presume
che il concepimento sia avvenuto 300 giorni prima della data
presunta del parto (55).
         Durante i periodi di assenza obbligatoria e' fatto divieto
di adibire al lavoro la dipendente interessata. Pertanto i
dirigenti le unita' funzionali dovranno richiedere alla dipendente
l'esibizione della documentazione sanitaria occorrente per il
rispetto del divieto.
         I periodi di astensione obbligatoria dal lavoro sono
computati nell'anzianita' di servizio a tutti gli effetti, compresi
quelli relativi alla tredicesima mensilita' e alle ferie (56).
Durante tali periodi sono corrisposti tutti gli assegni, escluse le
indennita' per servizi e funzioni di carattere speciale o per
prestazioni di lavoro straordinario (57).
         I dipendenti assunti ai sensi dell'art. 6 della legge 20
marzo 1975, n. 70, i quali iniziano a fruire di un periodo di
astensione obbligatoria per maternita' prima del termine del
rapporto di lavoro, non hanno diritto alla proroga del rapporto
rispetto alla sua naturale scadenza per effetto dello stato di
gravidanza o puerperio ne' alla corresponsione di alcun trattamento
per il periodo successivo alla cessazione del rapporto medesimo
(58).
         La lavoratrice madre deve produrre entro 15 giorni dallo
evento il certificato di nascita del figlio (59).
         Le lavoratrici adottive o affidatarie per poter esercitare
i diritti innanzi menzionati debbono produrre l'atto di adozione o
di affidamento, il certificato di nascita del bambino e idonea
documentazione comprovante la data di effettivo ingresso del
bambino stesso nella famiglia adottiva o affidataria.
         Come ricordato innanzi, l'astensione in questione compete
al padre lavoratore anche adottivo o affidatario nel caso di
decesso della madre del minore o di sua grave infermita'.
         Per fruire dell'astensione in questione, il padre
lavoratore deve presentare apposita domanda corredata, a seconda
dei casi:
-        del certificato di morte della madre del bambino;
- del certificato medico legale, rilasciato dalla U.S.L.,
  attestante lo stato di grave infermita' della madre e
  l'impossibilita' per la stessa di accudire al minore.
         In quest'ultimo caso si rammenta che in presenza di dubbi
sulla "gravita'" della malattia della madre puo' essere richiesto
l'intervento dell'Ispettorato del Lavoro, ai sensi dell'art. 4,
quarto comma, L. n. 1204/1971, per un definitivo parere.
b) Assenze non obbligatorie
- sei mesi entro il primo anno di vita del bambino (60) o,
  nell'ipotesi di bambino affidato o adottato di eta' non superiore
  ai tre anni, entro un anno dall'effettivo ingresso del bambino
  nella famiglia (61). Tale facolta' e' concessa al padre
  lavoratore, anche se adottivo o affidatario, in alternativa alla
  madre lavoratrice ovvero quando i figli siano affidati al solo
  padre. L'esercizio del diritto da parte del padre lavoratore e'
  subordinato alla condizione che la madre presti la sua opera in
  qualita' di lavoratrice dipendente (62);
- per malattia, di carattere acuto e non cronico, del bambino
  anche adottato o affidato di eta' inferiore a 3 anni (63);
- periodi di riposo orario entro il primo anno di vita del bambino
  (64). Gli anzidetti periodi spettano al padre lavoratore nel caso
  di decesso o grave infermita' della madre;
- periodi di assenza per malattia determinata da gravidanza o da
  puerperio (65);
- assenza a seguito di interruzione della gravidanza prima del
  180  giorno dall'inizio della gestazione (66).
         Si fa presente, con riferimento alle singole assenze
innanzi ricordate, quanto segue.
         La lavoratrice che intende avvalersi del diritto di
assentarsi per un massimo di sei mesi deve indicare il periodo
della assenza, che e' frazionabile e che e' considerata congedo
straordinario (67)
         Esso puo', tuttavia, rientrare in servizio prima
dell'esaurimento del periodo richiesto, purche' - considerati tra
l'altro, gli effetti che l'anticipato rientro puo' comportare per
il personale eventualmente assunto in sostituzione - ne dia congruo
preavviso al dirigente l'unita' funzionale di appartenenza.
         Il padre lavoratore che intenda avvalersi del diritto di
assentarsi allo stesso titolo, deve presentare una dichiarazione
dalla quale risulti la rinuncia dell'altro genitore ad avvalersi
del diritto sopraindicato (68) e di quello relativo al riposo
orario entro il primo anno di vita del bambino, nonche', entro
dieci giorni dalla presentazione della dichiarazione sopraccennata,
una dichiarazione rilasciata dal datore di lavoro dell'altro
genitore da cui risulti l'avvenuta rinuncia (69).
         Qualora quest'ultima dichiarazione non sia presentata
entro il prescritto termine di dieci giorni, il dipendente gia'
autorizzato ad assentarsi dovra' essere richiamato in servizio, e
le assenze effettuate sono da ritenersi ingiustificate.
         La lavoratrice che intenda avvalersi del diritto di
assentarsi per malattia di carattere acuto e non cronico del
bambino, anch'essa valutata a titolo di congedo straordinario deve
presentare un certificato medico dal quale risulti la malattia del
bambino stesso (69).
         Il padre lavoratore che intenda avvalersi del diritto di
assentarsi allo stesso titolo deve presentare una dichiarazione da
cui risulti la rinuncia dell'altro genitore ad avvalersi del
medesimo diritto e di quello relativo al riposo orario entro il
primo anno di vita del bambino, ove il bambino sia di eta'
inferiore ad un anno, oltre al certificato medico attestante la
malattia del bambino (69).
         La predetta dichiarazione deve essere sottoscritta sia dal
padre lavoratore che la presenta sia dall'altro genitore che
esercita la facolta' di rinuncia e deve recare l'indicazione
dell'ufficio, ente o azienda presso cui quest'ultimo presta la sua
opera.
         Le dichiarazioni di rinuncia non hanno efficacia
permanente nei confronti di tutte le situazioni che si dovessero
verificare in diversi periodi temporali e, pertanto, devono essere
rinnovate ogni qualvolta che, sussistendo le condizioni previste
dalla legge, il padre lavoratore intenda assentarsi dal lavoro in
alternativa all'altro genitore.
         Nei periodi di astensione facoltativa nel corso del primo
anno di vita del bambino (sei mesi) compete un trattamento pari al
30% della retribuzione (70), costituita dagli stessi emolumenti
presi in considerazione per i periodi di astensione obbligatoria
(cioe' tutti gli assegni escluse le indennita' per servizi e
funzioni di carattere speciale o per prestazioni straordinarie). Il
trattamento di cui trattasi deve essere assoggettato alle
trattenute previste per i casi di attribuzione di trattamento
economico ridotto.
         Per le assenze per malattia del bambino di eta' inferiore
a tre anni, non spetta alcuna retribuzione.
         I periodi di assenza entro il primo anno di vita del
bambino, ovvero per malattia del bambino di eta' inferiore a tre
anni, sono computati nell'anzianita' di servizio, esclusi gli
effetti relativi alle ferie e alla tredicesima mensilita' (71).
         Le assenze orarie entro il primo anno di vita del bambino
sono fruibili dalle lavoratrici madri e consistono in due periodi
di riposo di un'ora ciascuno , fruibili anche congiuntamente
durante la giornata; il riposo e' uno solo, di un'ora di durata,
quando l'orario di lavoro e' inferiore a 6 ore (72).
         I periodi di riposo comportano il diritto delle donne ad
uscire dal luogo di lavoro (73).
         I periodi di riposo sono di mezz'ora ciascuno e non
comportano il diritto ad uscire dal luogo di lavoro nell'ipotesi in
cui fossero istituiti, nelle dipendenze dei locali di lavoro, la
camera di allattamento o l'asilo nido, di cui la lavoratrice
intenda usufruire (74).
         I periodi di riposo in questione spettano - sino al
compimento del primo anno di eta' del bambino - anche alle
lavoratrici che abbiano adottato bambini o che li abbiano ottenuti
in affidamento.
         Fermo restando che i riposi di cui sopra devono assicurare
alla lavoratrice la possibilita' di provvedere all'assistenza
diretta del bambino, la loro distribuzione nell'orario di lavoro
deve essere concordata tra la medesima e il dirigente l'unita'
funzionale, tenendo anche conto delle esigenze di servizio. In caso
di mancato accordo, la distribuzione dei riposi verra' determinata
dall'Ispettorato del lavoro. Non e' consentito alcun trattamento
economico sostitutivo (75).
         I riposi in questione competono in relazione all'orario
giornaliero normale vigente presso l'unita' funzionale di
appartenenza e non in relazione al numero di ore di lavoro in
concreto effettuate nelle singole giornate.
         Di conseguenza, a modifica di quanto gia' fatto presente
con circolare 7.12.1984 n. 9078 P./264 al punto 10.1.2. lett.c), le
assenze orarie della lavoratrice che riducono la durata complessiva
dell'orario di lavoro di ciascuna giornata (permessi, scioperi
orari, ecc.) non influiscono sulla durata dei riposi in questione.
         Ovviamente, atteso che la collocazione dei riposi
anzidetti all'interno della giornata lavorativa deve essere
predeterminata, la lavoratrice che dovesse non essere presente in
servizio nelle ore destinate alla fruizione dei riposi, perde il
diritto ai riposi stessi.
         I periodi di riposo debbono essere fruiti giornalmente e,
quindi, in nessun caso possono essere cumulati fra giornate
diverse.
         Per i riposi e' dovuta una indennita' a carico dell'ente
che assicura il trattamento di malattia. Per i dipendenti
dell'Istituto, l'indennita' e' a carico dell'INPS in quanto, per
effetto della legge 29 febbraio 1980, n. 33, l'Istituto deve
provvedere ai rimborsi della suddetta indennita', in misura pari
all'intero ammontare della retribuzione relativa ai riposi medesimi
(76).
         Per determinare l'ammontare dell'indennita' dovranno
essere considerati tutti gli elementi della retribuzione che
vengono corrisposti in forma continuativa, con esclusione,
pertanto, degli emolumenti la cui spettanza e' direttamente
collegata alla presenza in servizio (es. lavoro straordinario).
         I periodi di riposo in questione competono anche al padre
lavoratore alle stesse condizioni e con le stesse modalita'
previste per fruire, da parte del medesimo, della astensione
obbligatoria.
         In nessun caso e' possibile che mentre un genitore fruisce
dell'assenza dal servizio ai sensi dell'art. 7, primo o secondo
comma, legge n. 1204/1971 o dell'art. 7, primo comma, legge n.
903/1977 o dell'art. 10 legge n. 1204/1971, l'altro genitore possa
assentarsi per alcuno dei motivi di cui alle menzionate norme di
legge.
         Il genitore che intenda avvalersi del diritto di
assentarsi ai sensi delle norme innanzi richiamate deve produrre,
oltre alla documentazione di rito, anche una dichiarazione
dell'altro genitore dalla quale risulti che quest'ultimo non si
assentera' - nello stesso tempo - per alcuno dei motivi di cui alle
citate disposizioni.
         Le assenze connesse alla malattia determinata da
gravidanza o da puerperio non sono computabili agli effetti del
limite massimo dei permessi straordinari retribuiti per malattia di
breve durata o dell'aspettativa per infermita'.
         Nel caso in cui si verifichi una interruzione spontanea o
terapeutica della gravidanza prima del 180  giorno dall'inizio
della gestazione, l'interruzione stessa viene considerata aborto e
non attribuisce alle dipendenti il diritto a fruire di periodi di
astensione obbligatoria dopo il parto.
         Tuttavia, nel caso in cui le condizioni di salute non
consentano una ripresa del servizio, l'assenza sara' considerata
come dovuta a malattia prodotta dallo stato di gravidanza.
         Qualora invece l'interruzione sia successiva al 180 giorno
dall'inizio della gestazione, sara' considerata "parto" a tutti gli
effetti; le dipendenti conseguentemente nei tre mesi successivi non
potranno essere adibite al lavoro.
         Per il computo dei predetti periodi si ricorre alla
presunzione secondo cui il concepimento e' avvenuto 300 giorni
prima della data del parto indicata nel certificato medico di
gravidanza.
         In caso di aborto spontaneo o terapeutico, la lavoratrice
dovra' produrre, entro 15 giorni dall'evento, un certificato medico
attestante il mese di gravidanza al momento dell'aborto e quella
che sarebbe stata la data presunta del parto (77).
c) Rapporto tra assenze per maternita' ed altri tipi di assenza
         Le assenze, sia per astensione obbligatoria che
facoltativa, non fanno venir meno, per la loro autonoma disciplina,
il diritto dei dipendenti alle altre forme di assenza per permessi,
congedi e aspettative cui abbiano titolo ai sensi della normativa
vigente.
         Le assenze per maternita' non concorrono a determinare la
durata massima delle assenze spettanti ad altro titolo. Esse sono
da considerare eventi sospensivi e non interruttivi delle
aspettative per infermita' o comunque di assenze ad altro titolo.
         Ai fini delle interruzioni tra i vari periodi di
aspettativa per infermita' e per motivi di famiglia, le assenze per
maternita' non sono da considerare come servizio, ma come periodi
neutri.
         Ovviamente le ferie e le assenze eventualmente spettanti
ai lavoratori ad altro titolo non possono essere disposte nei
confronti dei dipendenti interessati contemporaneamente ai periodi
di astensione obbligatoria dal lavoro nonche' a quelli di assenza
facoltativa (78).
11 - DIRIGENTI SINDACALI: CONGEDI E PERMESSI PER MOTIVI SINDACALI
         Per la individuazione dei dirigenti sindacali valgono le
norme di cui al capitolo V del D.P.R. 26 maggio 1976, n. 411.
         Per la disciplina dei congedi e dei permessi ai dirigenti
sindacali si fa rinvio all'art. 57 del D.P.R. n. 411/1976 e
all'art. 61 del D.P.R. n. 509/1979.
12 - ASPETTATIVE
a) Elenco delle aspettative
         I dipendenti possono essere collocati in aspettativa per i
seguenti motivi (79):
- per servizio militare;
- per servizio civile sostitutivo di servizio militare;
- per infermita';
- per motivi di famiglia, personali o di studio;
- per l'assolvimento di funzioni pubbliche;
- per il coniuge che presti o sia chiamato a prestare servizio
  all'estero.
b) Autorita' competenti a disporre il collocamento in aspettativa
         La concessione dell'aspettativa per servizio militare, per
servizio civile sostitutivo di servizio militare, per infermita' e
per assolvimento di funzioni pubbliche rientra nella competenza dei
Dirigenti le unita' funzionali.
         Si precisa che i provvedimenti di collocamento in
aspettativa riguardanti i Dirigenti le Sedi autonome di produzione
sono di competenza dei Dirigenti le Sedi regionali. Per il
collocamento in aspettativa di questi ultimi e dei Dirigenti i
Servizi della Sede centrale la competenza e' del Direttore
generale.
         Quando si tratti di aspettative per infermita' di breve
durata, il relativo provvedimento potra' essere adottato dopo il
rientro in servizio dei dipendenti e dovra' contenere la
delimitazione temporale dell'aspettativa medesima.
         Quando si tratti di aspettative per infermita' di lunghi
periodi, e' opportuno che i Dirigenti le unita' funzionali adottino
tempestivamente il provvedimento di collocamento in aspettativa e
ne determinino la cessazione, con successivo provvedimento, al
rientro in servizio degli interessati.
         La concessione dell'aspettativa per motivi di famiglia,
personali e di studio o per il coniuge che presti o sia chiamato a
prestare servizio all'estero, rientra nella competenza (80):
- del dirigente la Sede regionale sulle domande presentate dai
  dipendenti in forza nell'ambito della Regione;
- del dirigente il Servizio Personale sulle domande dei dipendenti
  in forza presso la Sede centrale;
- del Direttore generale, sentita la Commissione del personale
  sulle domande presentate dai Dirigenti le Sedi regionali e dal
  dirigente il Servizio Personale nonche' sulle richieste di
  riesame delle domande di aspettativa parzialmente accolte o
  respinte ovvero non definite entro un mese dalla presentazione
  delle domande stesse da parte del dirigente competente.
         Il Comitato esecutivo, sentita la Commissione del
personale e' competente a concedere l'ulteriore aspettativa di
durata non superiore a sei mesi di cui all'art. 55, terzo comma,
del Regolamento organico del personale.
c) Aspettativa per servizio militare.
         Il dipendente puo' essere collocato in aspettativa per
servizio militare in due ipotesi:
a) chiamata alle armi per adempiere agli obblighi di leva o per
   anticipazione del servizio di leva in seguito ad arruolamento
   volontario; tale aspettativa e' senza assegni (81);
b) richiamo alle armi in tempo di pace per il periodo eccedente i
   primi due mesi di richiamo. Durante tale aspettativa, qualora il
   trattamento erogato dall'Amministrazione militare risulti
   inferiore a quello spettante presso l'Istituto all'atto del
   richiamo ovvero successivamente maturato per effetto della
   progressione economica o di carriera, al dipendente compete la
   differenza, comprensiva di eventuali assegni personali, a carico
   eventuali assegni spettanti per incarichi speciali (82).
         Il tempo trascorso in aspettativa e' computato per intero
ai fini della progressione in carriera, dell'attribuzione delle
classi e degli aumenti periodici di stipendio nonche' ai fini del
trattamento di quiescenza e previdenza se il richiamo alle armi non
e' stato disposto su domanda del dipendente (83).
d) Aspettativa per servizio sostitutivo civile o per servizio
   militare non armato o per gli obiettori di coscienza.
         La legge 15 dicembre 1972 n. 772 (modificata dalla legge
21 maggio 1974 n. 249 le cui disposizioni di attuazione sono
contenute nel D.P.R. 28 novembre 1977, n. 1139) ha previsto
all'art. 5 che gli obbligati di leva contrari all'uso personale
delle armi possono optare per il servizio militare non armato o per
il servizio sostitutivo civile.
         L'art. 11 della citata legge ha equiparato tali servizi ad
ogni effetto a quello dei cittadini che prestano il normale
servizio di leva.
e) Aspettativa per infermita'
Condizioni per la concessione.
         L'aspettativa per infermita' e' disposta, a domanda o di
ufficio, quando sia accertata l'esistenza di una malattia che
impedisca temporaneamente la regolare prestazione del servizio
(84).
         Quando si e' in presenza, invece, di una malattia a
carattere cronico, oppure che si riveli inguaribile fin
dall'insorgenza, si' da comportare una inabilita' permanente al
servizio che non consenta al dipendente di essere collocato, o
mantenuto, in aspettativa per infermita', si deve far luogo alla
dispensa dal servizio.
Aspettativa concessa a domanda.
         L'impiegato ha facolta' di chiedere il collocamento in
aspettativa:
- sia per i casi in cui presuma che l'infermita' sia di lunga
  durata;
- sia quando, pur potendo fondatamente ritenere che il processo
  morboso abbia a risolversi nel giro di pochi giorni, egli non
  intenda avvalersi, per quella specifica infermita', del permesso
  straordinario retribuito.
         In nessun caso i periodi di assenza per malattia gia'
considerati, a richiesta del dipendente, come permesso
straordinario retribuito per malattia possono essere qualificati a
posteriori come periodi di aspettativa per infermita'.
         Le domande intese ad ottenere il collocamento in
aspettativa per infermita' dovranno essere corredate di un
certificato medico di parte (85) redatto in duplice copia di cui
una contenente solo la prognosi e l'altra, in busta chiusa, anche
la diagnosi. Detta busta intestata al dipendente interessato,
dovra' essere inviata dalla Segreteria della Sede al Gabinetto
diagnostico della Sede stessa che la conservera' ai propri atti.
         Le domande di aspettativa debbono contenere, altresi'
l'indicazione del domicilio dei richiedente. Ogni variazione di
domicilio dovra' essere comunicata al dirigente l'unita' funzionale
di appartenenza.
         Nei confronti dei dipendenti che hanno richiesto il
collocamento in aspettativa i Dirigenti le unita' funzionali
predisporranno visite mediche di controllo il cui esito dovra'
essere notificato ai dipendenti stessi che lo sottoscriveranno per
presa visione (Cfr. successivo punto "Controlli medici").
Aspettativa disposta d'ufficio.
         Il collocamento in aspettativa per infermita' e' disposta
d'ufficio:
- quando la prognosi della malattia sia superiore a 30 giorni
  (86);
- quando, per le malattie di durata inferiore, sia esaurito il
  periodo massimo di permesso straordinario retribuito spettante al
  dipendente ai sensi dell'art. 33 del Regolamento del personale
  (86).
         Qualora l'aspettativa per infermita' segua un periodo di
permesso straordinario retribuito per malattia, l'eventuale
giornata festiva successiva all'ultimo giorno di permesso
retribuito e' da computare come inizio della aspettativa stessa.
Durata.
         La durata dell'aspettativa per infermita' incontra un
doppio limite e cioe':
- non puo' durare per piu' di diciotto mesi (87), in caso di un
  unico periodo di aspettativa o di piu' periodi fra loro
  cumulabili;
- non puo', in ogni caso, superare (cumulata anche con eventuali
  periodi di aspettativa per motivi di famiglia, personali o di
  studio) due anni e mezzo in un quinquennio (88).
  In merito al computo degli anzidetti periodi massimi e
  all'eventuale proroga concedibile dal Comitato esecutivo a norma
  dell'art.55 del Regolamento del personale, si forniscono le
  seguenti precisazioni:
         limite dei 18 mesi
   Agli effetti della determinazione del limite massimo di durata
   (diciotto mesi) piu' periodi di aspettativa per motivi di salute
   si sommano quando tra essi non intercorra un periodo di servizio
   attivo superiore a tre mesi (89).
   Come servizio attivo e quindi utile ai fini dell'interruzione
   tra i vari periodi di aspettativa per infermita' sono da
   considerare anche le assenze per ferie e quelle effettuate a
   titolo di permesso o congedo straordinario retribuito
         limite di due anni e mezzo nel quinquennio
   Piu' periodi di aspettativa per infermita', anche non
   cumulabili, non possono superare - cumulati anche ad eventuali
   periodi di aspettativa per motivi di famiglia, personali o di
   studio - la durata di due anni e mezzo in un quinquennio (88).
   Ai fini della determinazione del menzionato quinquennio, si
   considera quello che viene a scadere nell'ultimo giorno del
   nuovo periodo di aspettativa richiesto dall'impiegato (90) o
   concedibile d'ufficio.
   Ove ne ricorrano i presupposti (presumibile recupero della
   idoneita' al servizio) puo' essere concesso un periodo di
   aspettativa di durata inferiore a quello richiesto, fino a
   concorrenza del limite massimo di due anni e mezzo nel
   quinquennio immediatamente anteriore all'ultimo giorno di tale
   nuovo periodo.
         proroga di sei mesi
   Nei confronti dei dipendenti non idonei a riprendere servizio
   al termine del diciottesimo mese di aspettativa per infermita'
   ovvero che abbiano raggiunto il limite massimo di durata delle
   aspettative per infermita' o per motivi di famiglia, personali o
   di studio, complessivamente considerate, pari a due anni e mezzo
   nell'arco di un quinquennio, il Comitato esecutivo - sentita la
   Commissione del personale - puo' autorizzare, ricorrendo motivi
   di particolare gravita', un ulteriore periodo di aspettativa,
   senza assegni, di durata non superiore a sei mesi (91).
   Le relative istanze dei dipendenti interessati,
   circostanziatamente motivate e documentate, dovranno essere
   trasmesse a questa Sede centrale, Servizio Personale, Reparto 7.
Trattamento economico.
         Durante l'aspettativa per infermita' non dipendente da
causa di servizio l'impiegato ha diritto all'intera
retribuzione - con esclusione dei compensi connessi alla presenza
in servizio o all'espletamento di specifiche mansioni - per i primi
12 mesi e alla meta' di essa per il restante periodo, conservando
integralmente le quote di aggiunta di famiglia (92).
         La riduzione alla meta' della retribuzione e' disposta
dopo 12 mesi di assenza consecutiva a titolo di aspettativa per
infermita'; le eventuali interruzioni, anche se di durata inferiore
a 3 mesi, comportano il diritto alla retribuzione intera fino ad un
massimo di altri 12 mesi di assenza consecutiva dopo l'inizio del
nuovo periodo di aspettativa per infermita'.
         Qualora l'infermita' che e' motivo dell'aspettativa sia
riconosciuta dipendente da causa di servizio permane, per tutto il
periodo dell'aspettativa, il diritto dell'impiegato a tutti gli
assegni, esclusi i compensi per prestazioni di lavoro straordinario
(93).
Effetti giuridici.
         Il tempo trascorso in aspettativa per infermita' con
retribuzione intera o ridotta e' computato per intero ai fini della
progressione di carriera, dell'attribuzione delle classi e degli
aumenti periodici di stipendio e dal trattamento di quiescenza e di
previdenza (94). L'eventuale periodo di proroga fino ad un massimo
di 6 mesi non e' utile ai predetti fini ne' agli effetti della
maturazione delle ferie.
Controlli medici.
         In via generale (sia che l'aspettativa venga disposta a
domanda o d'ufficio) i dirigenti le unita' funzionali debbono
predisporre visite mediche di controllo il cui esito deve essere
notificato ai dipendenti, che lo sottoscriveranno per presa
visione.
         Al fine di rendere possibili tali controlli e' necessario
che i dipendenti interessati, nel caso in cui si trovino nella
necessita' di assentarsi dalla propria dimora, nel corso della
giornata, per praticare cure o per sottoporsi a visite mediche,
dovranno tempestivamente rendere edotti di quanto sopra i dirigenti
le unita' funzionali di appartenenza, precisando l'orario in cui
non saranno reperibili nella loro dimora. Al rientro in servizio i
dipendenti dovranno esibire la documentazione sanitaria relativa
alle cure e agli accertamenti medici effettuati.
         I controlli in questione dovranno essere effettuati
all'interno delle fasce di reperibilita' di cui al precedente punto
5-c).
         In caso di dissenso dal referto del sanitario
dell'Istituto, il dipendente puo' chiedere per iscritto, entro il
termine perentorio di cinque giorni da quello in cui ha avuto
comunicazione scritta del giudizio del medico dell'Amministrazione
o ha sottoscritto, per presa visione, il predetto giudizio, che il
giudizio definitivo sia deferito ad un collegio medico arbitrale:
tale richiesta dovra' contenere la designazione del medico di parte
(30).
         Per ogni altra questione riguardante il collegio medico
arbitrale si richiama l'art. 40 del Regolamento organico del
personale.
         Alla scadenza dei periodi di infermita' che verranno
notificati agli interessati dai medici di controllo (o che verranno
stabiliti dal collegio medico arbitrale), i dipendenti
riassumeranno il servizio senza ulteriori formalita'.
         Al fine, comunque, di evitare che soprattutto per i
periodi di assenza per i quali sono state formulate prognosi di
lunga durata, il rientro in servizio possa avvenire senza un
adeguato riscontro della guarigione del dipendente, si dispone che
i dipendenti assenti continuativamente dal servizio a titolo di
infermita' da oltre sei mesi siano sottoposti a visita di controllo
presso il Gabinetto diagnostico della Sede prima di essere
riammessi in servizio.
         Qualora i dipendenti intendano riprendere le prestazioni
prima della scadenza dei periodi stessi, saranno immessi in
servizio previo accertamenti sanitari intesi a stabilire se le
condizioni di salute consentano la ripresa dell'attivita'
lavorativa (anche in questa ipotesi, ove vi sia dissenso con il
referto del sanitario dell'Istituto puo' essere chiesto
l'intervento del Collegio medico arbitrale secondo le modalita'
sopra richiamate).
         Qualora, infine, lo stato di malattia perduri, i
dipendenti, nel giorno in cui avrebbero dovuto riprendere il
servizio, dovranno far pervenire al dirigente l'unita' funzionale
di appartenenza richiesta di proroga dell'aspettativa corredata del
prescritto certificato medico, in mancanza della quale le loro
assenze saranno considerate ingiustificate.
         La predetta domanda di proroga e la relativa
certificazione sanitaria dovranno essere prodotte anche quando i
dipendenti medesimi siano stati collocati in aspettativa d'ufficio.
         Nei confronti dei dipendenti che cumulano 18 mesi di
aspettativa per infermita' ovvero che, trovandosi in aspettativa
per malattia, raggiungono il limite massimo di durata delle
aspettative per infermita' e per motivi di famiglia,
complessivamente considerate, pari a due anni e sei mesi nell'arco
di un quinquennio, dovra' essere disposta, alla scadenza
rispettivamente del diciottesimo mese o dei due anni e mezzo, una
visita medica di controllo volta ad accertare (95) se gli stessi:
-        siano incondizionatamente idonei a riprendere il servizio;
- non siano idonei alle funzioni in precedenza svolte ma possano
  essere adibiti ad altri compiti attinenti la loro qualifica (95);
- non siano idonei alle funzioni proprie della qualifica rivestita
  ma possano essere, a domanda, convenientemente utilizzabili in
  qualifica corrispondente di altro ruolo (96). In questo caso si
  applicano le norme sui passaggi a qualifiche corrispondenti di
  altro ruolo (97);
- non siano idonei ai compiti della qualifica rivestita o di
  qualifica corrispondente di altro ruolo.
         Il dipendente che risulti non idoneo a riprendere
servizio, e' dispensato ove non sia possibile adibirlo, a domanda,
ad altri compiti attinenti alla sua qualifica o disporne il
trasferimento ad altro ruolo ai sensi dell'art. 63 R.O. (98).
         La proposta di dispensa dal servizio, sia al termine
dell'aspettativa sia eventualmente nel corso della medesima e
indipendentemente dal collocamento in aspettativa, deve essere
formulata da un collegio composto da tre medici designati
dall'Istituto ed e notificata al dipendente il quale puo' chiedere
che il giudizio definitivo sulle sue condizioni di salute sia
demandato al collegio arbitrale, costituito come innanzi precisato
(99).
         La proposta formulata nel corso dell'aspettativa o in
qualsiasi altro momento ove riguardi dipendenti aventi titolo al
trattamento di previdenza di cui al Regolamento per il trattamento
di previdenza e di quiescenza del personale dell'INPS, deve
contenere il giudizio espresso sul carattere permanente
dell'idoneita' al servizio.
         La dispensa per inabilita' e' adottata con provvedimento
del Comitato esecutivo, sentita la Commissione del personale (100).
         I dirigenti le unita' funzionali trasmetteranno le
proposte di dispensa dal servizio a questa Direzione generale,
Servizio Personale Reparto 7, corredate della relativa
documentazione sanitaria (esiti della visita medica di controllo ed
eventuale giudizio del Collegio medico arbitrale).
         La dispensa per inabilita' al termine dell'aspettativa ha
decorrenza dal giorno successivo a quello di scadenza del periodo
massimo previsto per l'aspettativa per infermita' (18 mesi o due
anni e mezzo nel quinquennio, con l'eventuale integrazione della
proroga fino a sei mesi) (101). Quella disposta nel corso
dell'aspettativa o indipendentemente dal collocamento in
aspettativa decorre dalla data della deliberazione del Comitato
esecutivo.
f) Aspettativa per motivi di famiglia, personali o di studio
Condizioni per la concessione.
         L'impiegato che aspira ad ottenere l'aspettativa per
motivi di famiglia, personali o di studio, deve presentare motivata
domanda (102) al dirigente l'unita' funzionale di appartenenza
ovvero, se in forza presso la Sede centrale, al Servizio Personale,
Reparto 7 .
         In proposito si precisa che i Dirigenti preposti alle
singole unita' funzionali, nel trasmettere al Dirigente la Sede
regionale le domande di aspettativa in questione dovranno esprimere
il loro parere in merito all'accoglibilita' delle domande stesse,
tenendo conto - oltre che della validita' dei motivi addotti dagli
istanti - anche delle esigenze di servizio, che saranno
rappresentate circostanziatamente qualora venga formulato parere
negativo o comunque limitativo degli effetti dell'aspettativa
richiesta.
         Le domande di cui trattasi dovranno contenere tutti gli
elementi necessari per la loro definizione ed essere corredate di
idonea documentazione comprovante la sussistenza delle circostanze
esposte dagli interessati a sostegno della propria richiesta. Ad
esempio, nel caso di domanda di aspettativa motivata da malattia di
familiari quali ascendenti o fratelli, dovra' essere documentata,
oltre allo stato di malattia del congiunto, la composizione della
famiglia originaria ed acquisita del richiedente, mentre,
nell'ipotesi di richiesta di aspettativa per motivi di studio,
dovra' essere comprovata l'iscrizione ai corsi che l'interessato
intenderebbe seguire: in particolare, trattandosi di studenti
universitari, dovra' essere precisato l'anno di corso cui gli
stessi sono iscritti nonche' il numero degli esami gia' sostenuti e
da sostenere per il conseguimento del diploma di laurea.
         Al fine di ridurre al minimo i tempi occorrenti per la
definizione delle richieste, gli interessati dovranno produrle gia'
complete di tutti gli elementi suaccennati, tenendo presente che la
mancanza anche di uno solo di essi potrebbe condizionarne l'esito.
         Al riguardo si precisa che il termine di un mese di cui
all'ultimo capoverso del precedente punto 12-b) decorre dalla data
in cui saranno stati forniti tutti gli elementi utili e che la
presentazione di ulteriore documentazione determina lo
"scorrimento" del predetto termine.
         Il Dirigente la Sede regionale ovvero il Dirigente il
Servizio personale, provvedono sulla domanda di aspettativa ed
hanno facolta', per ragioni di servizio da enunciarsi nel
provvedimento, di respingere la domanda stessa, di ritardarne
l'accoglimento e di ridurre la durata dell'aspettativa richiesta
(103).
         Come anticipato al precedente punto 12-b), la domanda di
aspettativa accolta parzialmente o respinta, ovvero non definita
entro un mese, puo' essere sottoposta al riesame del Direttore
generale con richiesta motivata da inoltrarsi entro il mese
successivo alla scadenza del predetto termine. In tal caso la
richiesta dovra' essere inoltrata per il tramite del Dirigente che
ha adottato il provvedimento il quale la inviera' per l'istruttoria
a questa Direzione generale - Servizio Personale, Reparto 7,
correlata di tutta la documentazione relativa al provvedimento.
         Ovviamente, conserva piena validita' il criterio, gia'
seguito in passato, secondo cui gli interessati, in attesa delle
decisioni dei funzionari competenti, non potranno allontanarsi dal
servizio a titolo di aspettativa.
         L'aspettativa puo' in qualunque momento essere sospesa per
ragioni di servizio, con provvedimento motivato del dirigente che
l'ha disposta (104).
Durata.
         La durata dell'aspettativa per motivi di famiglia,
personali e di studio, incontra due limiti (superabili, per motivi
di particolare gravita', con un ulteriore periodo di aspettativa di
durata non superiore a 6 mesi):
- non puo' eccedere la durata di 1 anno (105);
- non puo' in ogni caso superare (cumulata con eventuali periodi
  di aspettativa per infermita') due anni e mezzo in un
  quinquennio. (88)
         In ordine a tali limiti e alla proroga eccezionale
concedibile dal Comitato esecutivo si forniscono le seguenti
precisazioni:
   limite di 1 anno
         Piu' periodi di aspettativa per motivi di famiglia,
personali o di studio, si sommano, agli effetti della
determinazione del limite massimo di un anno di durata, quando tra
essi non intercorra un periodo di servizio attivo superiore a sei
mesi. (106)
         Come servizio attivo e quindi utile ai fini della
interruzione tra i vari periodi di aspettativa per motivi di
famiglia, sono da considerare, come gia' precisato, anche le
assenze per ferie e quelle effettuate a titolo di permesso o
congedo straordinario retribuito.
   limite di due anni e mezzo nel quinquennio
         Per tale limite si veda lo specifico paragrafo relativo
alla durata dell'aspettativa per infermita' (si tratta infatti di
un limite comune ai due tipi di aspettativa).
   proroga di 6 mesi
         Superati gli anzidetti limiti di durata, il dirigente che
ha concesso l'aspettativa per il periodo massimo di un anno, puo'
consentire per motivi di particolare gravita' un ulteriore periodo
di aspettativa, senza assegni, di durata non superiore a sei mesi.
Le domande degli interessati sono definite con la stessa procedura
di cui al punto 12-f). Nei casi in cui la concessione
dell'aspettativa o della proroga comporti il superamento del limite
complessivo di cui al precedente punto b) la richiesta deve essere
inoltrata a questa Direzione generale - Servizio Personale, Reparto
7 , per l'esame da parte del Comitato esecutivo.
Trattamento economico.
         Durante l'aspettativa per motivi di famiglia, personali o
di studio il dipendente non ha diritto ad alcun assegno.
Effetti giuridici.
         Il tempo trascorso in aspettativa per motivi di famiglia
non e' utile ai fini: (107)
-        del computo delle ferie;
-        della progressione di carriera;
- dell'attribuzione delle classi e degli aumenti periodici di
  stipendio;
- del trattamento di quiescenza e previdenza, salvo riscatto a
  domanda da presentarsi entro tre anni dal termine
  dell'aspettativa.
g) Aspettativa concessa allorche' il coniuge presti o sia chiamato
   a prestare servizio all'estero
         Ai sensi dell'art. 22 del D.P.R. 25 giugno 1983, n. 346,
al dipendente il cui coniuge presti o sia chiamato a prestare
servizio all'estero per conto degli enti pubblici di cui alla legge
20 marzo 1975, n. 70, o di altre amministrazioni, si applicano le
norme di cui alla legge 11 febbraio 1980, n. 26 che stabilisce:
- l'impiegato dello Stato il cui coniuge dipendente civile o
  militare, della pubblica amministrazione, presti servizio
  all'estero puo' chiedere di essere collocato in aspettativa (art.
  1);
- l'aspettativa puo' avere una durata corrispondente al periodo di
  tempo in cui permane la situazione che l'ha originata e puo'
  essere revocata in qualunque momento per ragioni di servizio o in
  difetto di effettiva permanenza all'estero del dipendente in
  aspettativa (art. 2, primo comma);
- l'impiegato in aspettativa non ha diritto ad alcuno assegno
  (art. 2, secondo comma);
- il termine trascorso in aspettativa concessa ai sensi dell'art.
  1 non e' computato ai fini della progressione di carriera, della
  attribuzione degli aumenti periodici di stipendio e del
  trattamento di quiescenza e previdenza (art. 3).
         Alla aspettiva in questione si applicano tutte le
disposizioni vigenti in materia di aspettativa per motivi di
famiglia, personali e di studio fatta eccezione per quelli
concernenti la durata della aspettativa stessa, che non concorre
neppure alla determinazione del periodo massimo di aspettativa
concedibile nel quinquennio (due anni e mezzo).
                              o o o o
         I provvedimenti in materia di aspettativa per motivi di
famiglia, personali e di studio o per la circostanza che il coniuge
presti o sia chiamato a prestare servizio all'estero, debbono
essere tempestivamente comunicati alla Direzione generale, Servizio
Personale, Reparti 7 e 9.
                              o o o o
         Si fa presente, infine, che ai sensi dell'art. 54, comma
11 , del Regolamento del personale, il dipendente in aspettativa
puo' in qualunque momento riassumere servizio senza particolari
formalita'.
h)       Aspettativa per l'assolvimento di funzioni pubbliche.
         La materia e' gia' stata trattata, unitamente ai congedi,
al punto 8-b).
13 - COMANDO PRESSO ALTRA AMMINISTRAZIONE
a) Fonte normativa
         L'art. 68 del Regolamento organico del personale prevede,
al primo comma, che il dipendente puo' essere comandato a prestare
servizio presso Amministrazioni statali o presso altro ente
pubblico nei casi e nei limiti consentiti dalle vigenti norme di
legge.
         Al riguardo si precisa che per "vigenti norme di legge"
debbono intendersi non quelle che disciplinano il comando dei
dipendenti statali presso altre Amministrazioni, ma quelle che
prevedono esplicitamente il comando dei dipendenti degli enti
pubblici (tra i quali sia chiaramente possibile individuare l'INPS)
presso le Amministrazioni statali o presso altro Ente pubblico.
         Le Amministrazioni pubbliche che richiedono il comando di
dipendenti dell'Istituto debbono indicare le norme di legge in base
alle quali viene richiesto il comando stesso.
b) Autorita' competente a deliberare il comando
         Al comando si provvede con deliberazione del Comitato
esecutivo, sentiti il dipendente e la Commissione del personale
(108).
c) Trattamento economico
         Gli oneri relativi al trattamento economico del personale
comandato e' a carico dell'Amministrazione indicata dalla
disposizione di legge che prevede il comando, compresa la quota di
indennita' di buonuscita maturata durante il periodo di comando.
d) Effetti giuridici ed economici
         Il periodo trascorso in posizione di comando e' utile a
tutti gli effetti giuridici ed economici (109).
         Il dipendente in posizione di comando e' ammesso ai
concorsi e agli scrutini per il conferimento delle qualifiche
dirigenziali in base alle disposizioni che disciplinano la materia
(110).
14 - ASSENZE PER CAUSA DI FORZA MAGGIORE
         La comunicazione di un evento di forza maggiore che
impedisca la prestazione del servizio deve essere effettuata con le
modalita' previste per l'assenza per malattia.
         Qualora il fatto impeditivo della prestazione non sia
notorio il dipendente e' tenuto ad esibire idonea documentazione.
Tali casi dovranno essere segnalati, per i provvedimenti di
competenza, alla Sede centrale - Servizio Personale, Reparto
7 - alla quale sara' trasmessa la relativa documentazione.
15 -     RITARDO NELL'ASSUNZIONE IN SERVIZIO PER GIUSTIFICATO MOTIVO
         Il dipendente nominato in prova, se non assume servizio
entro il termine stabilito, decade dalla nomina stessa (111);
         Per giustificato motivo, autorizzato dall'Amministrazione,
il dipendente puo' tuttavia assumere servizio con ritardo rispetto
al termine prefissatogli.
         In tal caso il periodo intercorrente tra la data
originariamente fissata e la data di effettiva assunzione del
servizio configura una assenza giustificata senza retribuzione: lo
stesso periodo e' comunque considerato utile agli effetti giuridici
e per la progressione economica.
16 - ASTENSIONE VOLONTARIA DAL LAVORO (Sciopero)
         E' tale quella proclamata nelle forme prescritte da una o
piu' Organizzazioni sindacali costituite in seno all'Istituto o a
rilevanza nazionale. Ogni altra forma di astensione dal lavoro o
dall'esercizio delle funzioni espletate non e' giustificata e,
oltre alla perdita della retribuzione, puo' comportare
l'irrogazione di sanzioni disciplinari.
         Le trattenute per sciopero devono essere in ogni caso
commisurate all'effettiva assenza dal servizio ed essere effettuate
entro il mese in cui e' stata fatta l'assenza o, qualora non sia
possibile, entro il mese successivo.
         La rilevazione degli scioperi orari deve essere effettuata
con le stesse modalita' di attestazione della presenza.
tempestivamente comunicati secondo le disposizioni contenute nei
messaggi n. 1349 del 15.2.1983 e n. 1776 dell'8.3.1983, ribadite
con lettera n. 2300457 del 10.1.1984.
17 - ASSEMBLEE
a)       Convocazione delle assemblee: norme generali
         L'art. 63 del D.P.R. n. 509/1979 stabilisce la disciplina
delle assemblee del personale sia sotto il profilo della procedura
da seguire per la richiesta e per il relativo esame da parte del
dirigente l'unita' funzionale, sia per quanto attiene il numero
massimo di ore per il quale e' conservato il diritto alla
retribuzione.
         Le riunioni, che possono aver luogo anche in locali
ubicati all'esterno dell'unita' funzionale, devono essere indette,
singolarmente o congiuntamente, dalle rappresentanze sindacali
aziendali, e cioe' da quelle rappresentanze che possono essere
costituite nell'ambito delle associazioni aderenti alle
Confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale e
delle associazioni sindacali, non affiliate alle predette
Confederazioni, che abbiano titolo a partecipare agli accordi di
categoria (v. art. 25 della legge 29/3/1983, n. 93).
         Associazioni, gruppi, comitati e organizzazioni diverse da
quelle espressamente abilitate ai sensi della suindicata normativa
non possono indire assemblee sul posto di lavoro.
         La richiesta scritta di assemblea da parte della
rappresentanza sindacale deve pervenire al dirigente l'unita'
funzionale, almeno 24 ore prima del suo inizio, e deve contenere,
oltre all'eventuale richiesta di disponibilita' dei locali,
l'indicazione dell'ora di inizio e termine della riunione e
dell'ordine del giorno.
         Ai sensi del 6 comma del richiamato art. 63 le assemblee,
che possono riguardare la generalita' dei dipendenti o gruppi di
essi, debbono avere ad oggetto, esclusivamente, materie di
interesse sindacale o del lavoro. La normativa contrattuale non
consente pertanto di effettuare durante l'orario di lavoro,
ordinario o straordinario, riunioni aventi ad oggetto argomenti
diversi da quelli esplicitamente indicati.
         Il personale deve essere informato della convocazione
dell'assemblea a mezzo di avvisi esposti nelle apposite bacheche o
altri spazi riservati.
         All'assemblea convocata per il personale di una singola
unita' funzionale puo' partecipare solo il personale in servizio
presso l'unita' medesima. Nel caso di assemblea indetta per i
dipendenti di piu' unita' funzionali site nella stessa provincia o
regione e' possibile la partecipazione del personale delle unita'
interessate purche' sia accertato che l'uso del locale richiesto
sia stato autorizzato dalla sede ove deve svolgersi l'assemblea
tenendo conto della partecipazione di altri dipendenti.
         In caso di interruzione delle prestazioni di lavoro
straordinario per partecipare all'assemblea, per le prestazioni
rese nell'orario antimeridiano o pomeridiano comprendente le ore
dell'assemblea stessa, non sussista il titolo al pagamento dei
compensi per lavoro straordinario.
         Quando nell'unita' funzionale l'orario di lavoro sia
articolato in turni, l'assemblea puo' aver luogo in due riunioni
nella stessa giornata.
         L'effettuazione di assemblee nei turni notturni puo'
essere autorizzata solo se compatibile con le esigenze di
funzionalita' e sicurezza.
b) Adempimenti dei Dirigenti le unita' funzionali
Sedi periferiche.
   I dirigenti le unita' funzionali periferiche dovranno assumere,
   in via generale e previ accordi con le Organizzazioni sindacali,
   tutte le iniziative ritenute necessarie per il funzionamento dei
   servizi essenziali (quali, ad es., le informazioni al pubblico,
   il funzionamento delle caldaie, degli ascensori, ecc.) e la
   salvaguardia del patrimonio dell'Istituto (sorveglianza sugli
   accessi, sulle apparecchiature, con particolare riferimento ai
   Centri elettronici ed ai video-terminali, ecc) durante lo
   svolgimento delle assemblee.
   Ricevuta la richiesta di assemblea, i Dirigenti medesimi, dopo
   aver verificato che l'assemblea stessa e' indetta da una delle
   rappresentanze abilitate e che l'oggetto risponda ai requisiti
   richiesti dal 6 comma del piu' volte richiamato art. 63 della
   normativa contrattuale, predisporranno appositi fogli sui quali
   il personale che intende partecipare alla riunione dovra'
   apporre la propria firma, all'atto dell'allontanamento e del
   rientro al posto di lavoro con indicazione dei relativi orari.
   Nel caso che pervengano richieste di assemblee in date e orari
   coincidenti e le organizzazioni richiedenti non raggiungano un
   accordo sara' data precedenza alla richiesta pervenuta per
   prima.
Sede centrale.
   Per la Sede centrale, il Direttore generale o il Dirigente da
   lui delegato, previ accordi con le Organizzazioni sindacali
   interessate, stabiliranno - sulla base dei criteri di cui al
   punto a) - le modalita' necessarie per assicurare il
   funzionamento dei servizi essenziali e la salvaguardia dei beni
   patrimoniali durante lo svolgimento delle assemblee.
   Cio' premesso, le richieste scritte di assemblea da parte delle
   Organizzazioni sindacali, indirizzate al Direttore generale,
   devono essere rimesse per l'istruttoria di competenza al
   Servizio personale, che procedera' agli adempimenti relativi e
   formulera' proposta di accoglimento o meno delle stesse.
   Una volta intervenuta l'autorizzazione del Direttore generale,
   il Servizio personale dara' notizia dello svolgimento
   dell'assemblea ai Dirigenti i Servizi, i quali dovranno
   predisporre i fogli per l'apposizione della firma da parte del
   personale che intende partecipare all'assemblea.
c) Adempimenti del personale
         Il personale ha diritto a riunirsi in assemblea durante
l'orario di lavoro nel limite individuale di 30 ore annue con
diritto alla normale retribuzione; oltre tale limite l'eventuale
assenza dal posto di lavoro e' da considerarsi ingiustificata. Per
normale retribuzione si intende quella fissa e continuativa, con
esclusione delle indennita' o compensi per servizi speciali (ad es.
indennita' di turno, compensi per lavoro straordinario).
         I dipendenti che intendono partecipare alle assemblee
durante l'orario di lavoro, sia che esse si tengano all'esterno che
all'interno dei locali dell'Istituto, devono apporre la propria
firma, con l'indicazione dell'ora in cui lasciano il posto di
lavoro, su appositi fogli. Al termine dell'assemblea, che non si
concluda con la cessazione dell'orario normale di lavoro, dovranno
nuovamente firmare sui fogli di cui sopra, annotando l'ora del
rientro.
         In caso di mancata apposizione della firma di rientro,
l'assenza dal posto di lavoro e' conteggiata fino al termine
dell'orario di servizio ed e' considerato ingiustificata a tutti
gli effetti.
         Il personale che lasci l'assemblea prima della sua
conclusione e' ovviamente tenuto a rientrare al posto di lavoro,
previa apposizione della firma ed annotazione dell'ora di rientro
sui fogli gia' indicati.
18 - ASSENZE PER CAUSE DISCIPLINARI
a) Convocazione di dipendenti sottoposti a procedimento
   disciplinare da parte della Commissione di diciplina.
         Le assenze dal servizio effettuate per le cause
sopraindicate, rapportate al tempo strettamente necessario per
l'eventuale viaggio di andata e ritorno e per le relative
incombenze procedurali, saranno considerate giustificate e quindi
comportanti il diritto alla normale retribuzione indipendentemente
dall'esito del procedimento disciplinare.
         Il dipendente prosciolto a seguito di procedimento
disciplinare ha diritto al rimborso delle spese di viaggio
sostenute per comparire innanzi alla Commissione di disciplina e
alle relative indennita' di missione (112) e puo' chiedere il
rimborso delle spese di viaggio e di quelle soggiorno, in misura
corrispondente all'indennita' di missione, per il tempo
strettamente indispensabile per prendere visione degli atti del
procedimento ed estrarne copia (113).
b)       Personale sospeso dal servizio. Assegno alimentare.
         Le assenze effettuate dal personale cui sia irrogata la
sanzione disciplinare della sospensione dal servizio (massimo sei
mesi) non sono utili agli effetti giuridici ed economici
(maturazione di classi o scatti di stipendio). Esse determinano
altresi' un ritardo di 2 anni nella maturazione degli anzidetti
aumenti periodici dello stipendio.
         Durante il periodo di sospensione dal servizio compete al
dipendente un assegno alimentare nella misura stabilita dal
Direttore generale, sentita la Commissione del personale, entro il
limite massimo del 50% dello stipendio, dell'indennita' integrativa
speciale e degli altri emolumenti di natura continuativa escluse le
competenze la cui corresponsione sia subordinata all'effettivo
svolgimento del servizio oltre all'intero importo delle quote di
aggiunta di famiglia eventualmente spettanti.
         Lo stesso regime si applica in caso di sospensione
cautelare dal servizio. Qualora in sede di giudizio disciplinare,
il dipendente venga prosciolto dagli addebiti o sia punito con una
sanzione inferiore a quella della sospensione, il medesimo ha
diritto al conguaglio per il periodo di assenza fra la retribuzione
ordinaria cui avrebbe avuto diritto e l'assegno alimentare
percepito aumentato delle somme eventualmente conseguite
all'esterno dell'Ente durante l'assenza medesima secondo la
dichiarazione che, a tal fine, dovra' essere resa dal dipendente
medesimo.
19 - ASSENZA INGIUSTIFICATA
         L'assenza, non motivata da causa di forza maggiore o alla
quale il dipendente non abbia titolo ai sensi di norme di legge o
regolamentari, e' considerata ingiustificata e viene valutata sotto
il profilo disciplinare ovvero ai fini della dichiarazione di
decadenza dall'impiego.
         La diffida a riprendere servizio in caso di assenza
ingiustificata dovra' essere inviata all'interessato da parte del
Dirigente la unita' funzionale con assoluta tempestivita', a mezzo
raccomandata con avviso di ricevimento, con la comminatoria
dell'applicazione dell'articolo 106 del Regolamento organico del
personale e con la fissazione di un termine non superiore ad otto
giorni per la ripresa del servizio.
         Decorso inutilmente il termine, ferma restando la
sospensione della retribuzione, il caso sara' segnalato alla Sede
centrale - Servizio personale, Reparto 7 - al quale dovra' essere
inviata tutta la documentazione in possesso dell'unita' funzionale,
unitamente all'avviso di ricevimento della diffida. Ove detto
avviso non venga restituito, il caso va comunque segnalato alla
scadenza del quindicesimo giorno dall'invio della diffida stessa.
         Anche nell'ipotesi che il dipendente riprenda servizio
entro il termine fissatogli, il caso deve essere segnalato alla
Sede centrale - Servizio personale, Reparto 7 - per le conseguenti
valutazioni.
                              o o o o
         Al fine di consentire l'annotazione delle assenze
annualmente effettuate sullo stato matricolare dei dipendenti,
continuano a trovare applicazione le disposizioni contenute
nell'ultima pagina della circolare n. 11307 P./248 del 12 dicembre
1978.
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                              N O T E
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  (1) Art. 29, 1 comma, R.O.; All. 9, punto 7, D.P.R. n. 411/1976;
      Art. 8, u.c., Legge n. 70/1975.
  (2) Art. 36, 3 comma, Costituzione.
  (3) Art. 30, 1 comma, R.O.; All. 9, punto 7, D.P.R. n. 509/1979.
  (4) Legge 5 marzo 1977, n. 54.
  (5) Art. 30, 2 comma, R.O.
  (6) Art. 29, 2 comma, R.O.; Art. 9, 3 comma, D.P.R. n. 509/1979.
  (7) Art. 8, 2 comma, D.P.R. n. 267/1987.
  (8) Art. 29, 3 comma, R.O.; art. 27, 4 comma, D.P.R. n. 509/1979.
  (9) Art. 16, 1 comma, D.P.R. n. 509/1979; Art. 9, 1 comma, Legge
      n. 70/1975.
 (10) Art. 31, 2 comma, R.O.
 (11) Art. 31, 2 comma, R.O.; Art. 153 R.O.
 (12) Art. 31, u.c. R.O.; Art. 9, 1 comma, Legge n. 70/1975
 (13) Art. 138, 3 comma, R.O.
 (14) Art. 54, u.c., R.O.
 (15) Art. 38, u.c., R.O.; Art. 7, 1, 2 e 3 comma, L. n.
      1204/1971; L. n. 903/1977, 1 comma.
 (16) Art. 32, 2 comma, R.O.; Art. 16, 1 comma, D.P.R. n. 509/1979.
 (17) Art. 31, 2 comma, R.O.
 (18) Art. 16, 2 comma, D.P.R. n. 509/1979.
 (19) Art. 31, 3 comma, R.O.; All. 9, punto 6, D.P.R. n. 411/1976.
 (20) Art. 31, 5 comma, R.O.; Art. 1, L. 937/1977.
 (21) Art. 33 R.O.; Art. 17 D.P.R. n. 509/1979; Art. 9, 2  comma,
      L. n. 70/1975.
 (22) Art. 13, L. 11 novembre 1983, n. 638.
 (23) Art. 53, 2 comma R.O.
 (24) Art. 39, 1 comma R.O.
 (25) Art. 39, 2 comma R.O.
 (26) Art. 39, 4 comma R.O.
 (27) Art. 40, 1 comma R.O.
 (28) Art. 39, u.c. R.O.
 (29) Art. 40, 3 comma R.O.
 (30) Art. 40 R.O.
 (31) Art. 138, 3 comma R.O.
 (32) Art. 17, u.c., D.P.R. n. 509/1979
 (33) Art. 34, R.O.; Art. 3 D.P.R. n. 411/1976.
 (34) Art. 35 R.O.; Art. 17, 2 comma, D.P.R. n. 509/1979; Art. 9,
      3  comma, L. n. 70/1975.
 (35) Art. 1 Legge 27 dicembre 1985, n. 81.
 (36) Art. 2, 2 comma, Legge n. 816/1985.
 (37) Art. 2, 3 comma, Legge n. 816/1985.
 (38) Art. 22 Legge n. 816/1985.
 (39) Art. 16 Legge n. 816/1985.
 (40) Art. 4, 1 comma, Legge n. 816/1985.
 (41) Art. 4, 2 comma, Legge n. 816/1985.
 (42) Art. 4, 3 comma, Legge n. 816/1985.
 (43) Art. 4, 6 comma, Legge n. 816/1985.
 (44) Art. 3, L. n. 1261/1965.
 (45) L. 13 luglio 1967, n. 584; D.M. 8 aprile 1968.
 (46) Art. 118, D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361.
 (47) D.M. 12 aprile 1958.
 (48) Art. 119, D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361; Art. 1, L. 30 aprile
      1981, n. 178.
 (49) Art. 36, 1 comma, R.O.; Art. 9, u.c., L. n. 70/1975.
 (51) Art. 38, 2 comma, R.O.
 (52) Art. 4, L. n. 1204/1971.
 (53) Art. 4, L. n. 1204/1971; Art. 6, D.P.R. n. 1026/1976.
 (54) Art. 6, 1 comma, L. n. 903/1977; Art. 80, 2 comma, L. n.
      184/1983.
 (55) Art. 12, 2 e 3 comma, D.P.R. n. 1026/1976; Artt. 4 e 6, L.
      22 maggio 1978, n. 194.
 (56)    Art. 6, L.n.1204/1971.
 (57)    Art. 38, 1 comma, R.O.
 (58)    Art. 5, 2 comma, L. 11 novembre 1983, n. 638.
 (59)    Art. 15, 1 comma, D.P.R. n. 1026/1976.
 (60)    Art. 7, 1 comma, L. n. 1204/1971.
 (61) Art. 6, 2 comma, L. n. 903/1977; Art. 80, 2 comma, L. n.
      184/1983.
 (62) Art. 7, 1 comma, L. n. 903/1977; Art. 80, 2 comma, L. n.
      184/1983.
 (63) Art. 7, 2 comma, L. n. 1204/1971; Art. 6, 2 comma, L. n.
      903/1977.
 (64) Art. 10, L. n. 1204/1971.
 (65) Art. 20, D.P.R. n. 1026/1976.
 (66) Art. 20, L. n. 1204/1971; Art. 12, 1 comma, D.P.R. n.
      1026/1976.
 (67)    Art. 37, 2 comma, R.O.
 (68)    Art. 37, 2 comma, R.O.
 (69)    Art. 7, 3 comma, L. n. 903/1977.
 (70)    Art. 38, 3 comma, R.O.; Art. 15, 2 comma, L. n. 1204/1971.
 (71)    Art. 7, 3 comma, L. n. 1204/1971.
 (72)    Art. 10, 1 comma, L. n. 1204/1971.
 (73)    Art. 10, 1 e 2 comma, L. n. 1204/1971.
 (74)    Art. 10, 3 comma, L. n. 1204/1971.
 (75)    Art. 10, D.P.R. n. 1026/1976.
 (76)    Art. 8, 1 comma, D.P.R. n. 1026/1976.
 (77)    Art. 15, 2 comma, D.P.R. n. 1026/1976.
 (78)    Art. 8, L. n. 1204/1971.
 (79)    Art. 9, 3 comma, L. n. 70/1975.
 (80)    Art. 54, 2, 3 e 5 comma, R.O.
 (81)    Art. 52, 1 comma, R.O.
 (82)    Art. 52, 2 comma, R.O.
 (83)    Art. 52, 3 comma, R.O.
 (84)    Art. 53, 1 comma, R.O.
 (85)    Art. 39, 2 comma, R.O.
 (86)    Art. 53, 2 comma, R.O.
 (87)    Art. 53, 3 comma, R.O.
 (88)    Art. 55, 2 comma, R.O.
 (89)    Art. 55, 1 comma, R.O.
 (90)    Art. 55, u.c., R.O.
 (91)    Art. 55, 3 comma, R.O.
 (92)    Art. 53, 4 comma, R.O.
 (93)    Art. 53, u.c., R.O.
 (94)    Art. 53, 5 comma, R.O.
 (95)    Art. 56, R.O.
 (96) Art. 63, 1 comma, R.O.; Art. 15, 1 e 2 comma D.P.R. n.
      509/1979.
 (97)    Art. 23, 8 e 9 comma, D.P.R. n. 509/1979.
 (98)    Art. 56, R.O.
 (99)    Art. 107, 2 comma, R.O.
(100)    Art. 103, 3 e 4 comma, R.O.
(101)    Art. 107, u.c., R.O.
(102)    Art. 54, 1 comma, R.O.
(103)    Art. 54, 4 comma, R.O.
(104)    Art. 54, 6 comma, R.O.
(105)    Art. 54, 4 comma, R.O.
(106)    Art. 55, 7 comma, R.O.
(107)    Art. 54, u.c., R.O.
(108)    Art. 68, 2 comma, R.O.
(109)    Art. 68, 3 comma, R.O.
(110)    Art. 68, u.c., R.O.
(111)    Art. 11, 2 comma, R.O.
(112)    Art. 87, 1 comma, R.O.
(113)    Art. 87, 2 comma, R.O.
.
.
                                                  ALLEGATO 1
.
      RAPPORTO TRA PERIODO DI SERVIZIO E GIORNI DI FERIE SPETTANTI
.
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       Giorni di servizio            Giorni di ferie spettanti in
                                    relazione ai giorni di servizio
.
da   7 a  18 gg. di servizio                     1
da  19 a  30 gg. di servizio                     2
da  31 a  42 gg. di servizio                     3
da  43 a  55 gg. di servizio                     4
da  56 a  67 gg. di servizio                     5
da  66 a  79 gg. di servizio                     6
da  80 a  91 gg. di servizio                     7
da  92 a 103 gg. di servizio                     8
da 104 a 115 gg. di servizio                     9
da 116 a 128 gg. di servizio                    10
da 129 a 140 gg. di servizio                    11
da 141 a 152 gg. di servizio                    12
da 153 a 164 gg. di servizio                    13
da 165 a 176 gg. di servizio                    14
da 177 a 188 gg. di servizio                    15
da 189 a 201 gg. di servizio                    16
da 202 a 214 gg. di servizio                    17
da 215 a 225 gg. di servizio                    18
da 226 a 237 gg. di servizio                    19
da 238 a 249 gg. di servizio                    20
da 250 a 261 gg. di servizio                    21
da 262 a 274 gg. di servizio                    22
da 275 a 286 gg. di servizio                    23
da 287 a 298 gg. di servizio                    24
da 299 a 310 gg. di servizio                    25
da 311 a 322 gg. di servizio                    26
da 323 a 334 gg. di servizio                    27
da 335 a 347 gg. di servizio                    28
da 348 a 359 gg. di servizio                    29
da 360 a 365 gg. di servizio                    30
.
.
                                             ALLEGATO 2
.
.
.
CENTRO TRASFUSIONALE ...............
.
....................................
.
(autorizz. .........................)
.
.
.
         A norma della legge 13 luglio 1967 e del D.M. 8 aprile
1968, si certifica che ..l.. Sig. ..........................., che
ha esibito per il suo riconoscimento il documento ...............
..................... n. ................ rilasciato da ..........
............, il .................., ha donato gratuitamente .....
................ grammi di sangue il giorno .................. alle
ore .........
.
.
.
                          Il sanitario che ha eseguito il prelievo
.
                              F.to ............................
.
.
.
Timbro
.
.
                                             ALLEGATO 3
.
.
.
         Ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dall'art.2
della legge n. 584 del 1967 e dagli artt. 5 e 6 del D.M. 8 aprile
1968, il sottoscritto (a) .................................... in
forza presso .............................. dichiara quanto segue:
         1) in data .................... ha donato gratuitamente il
proprio sangue presso (b) ....................................;
         2) in occasione di tale donazione, si e' astenuto dal
lavoro per tutta la durata del (c) ...........................;
         3) per la giornata di astensione dal lavoro sopraindicata,
ha diritto all'integrale retribuzione, ai sensi delle vigenti
disposizioni regolamentari.
.
.
.
                                         Firma
                               .........................
.
.
Data, ..............
.
.
--------------
(a) Indicare il cognome, nome e qualifica rivestita
(b) Indicare il centro trasfusionale presso il quale e' avvenuta
    la donazione
(c) Indicare il giorno, mese ed anno
.
.
                                                 ALLEGATO 4
.
I.N.P.S.
Sede di
.
.
                                      Sig. ......................
.
                                      via  ......................
.
                                      CAP  .....  ...............
.
.
Oggetto: Invito a visita medica di controllo
.
.
         La S.V. e' risultata assente alla visita di controllo
domiciliare del .........
         La S.V. e' invitata a presentarsi, con tutta la
documentazione sanitaria in suo possesso, a visita di controllo
medico-legale presso il Gabinetto diagnostico della Sede-INPS in
via ......................... n. ..... alle ore ..... del giorno
.........
         Ella e' dispensata dal presentarsi alla visita di
controllo qualora abbia gia' ripreso il lavoro oppure sia stata
giudicata in condizioni di riprenderlo per la predetta data.
         La mancata presentazione alla data ed alla ora fissata,
cosi' come la rilevata assenza alla visita di controllo
domiciliare, se non giustificata con idonea documentazione entro 10
giorni presso la competente Sede INPS, comporteranno l'applicazione
del disposto dell'art. 5, comma 14, del D.L. n. 463 del 12
settembre 1983 convertito con modificazioni nella legge n. 638/1983
e cioe' la decadenza dal diritto al trattamento economico per
l'intero periodo fino a 10 giorni e nella misura della meta' per
l'ulteriore periodo, esclusi quelli di ricovero ospedaliero o gia'
accertati da precedente visita di controllo.
                                 IL MEDICO DI CONTROLLO
                                        DELL'INPS
.
.
                              I N D I C E
.
.
1 - RIPOSO SETTIMANALE
.
2 - FESTIVITA'
.
    a - Elenco delle festivita'
    b - Esclusione dal computo ai fini delle ferie
    c - Prestazioni di servizio durante le festivita'
    d - Riposo per festivita' non goduta
    e - Lavoro straordinario in giornata festiva
.
3 - FERIE
.
    a - Periodo spettante annualmente
    b - Irrinunziabilita' delle ferie
    c - Maturazione del diritto
    d - Assenze comportanti riduzioni di ferie
    e - Divieto di fruizione di mezze giornate di ferie
    f - Turni di ferie
    g - Eventi interruttivi delle ferie
    h - Proroga del periodo di ferie
.
4 - GIORNATE DI RIPOSO AI SENSI DELLA LEGGE N. 937/1977
.
    a - Maturazione del diritto
.
5 - PERMESSI STRAORDINARI RETRIBUITI
.
    a - Elenco dei permessi e limite massimo nel corso
        dell'anno solare
    b - Matrimonio
    c - Malattia
    d - Partecipazione a concorsi ed esami
    e - Cure idrotermali
    f - Lutto di famiglia e nascita figli
    g - Permessi straordinari retribuiti al personale
        straordinario
.
6 - PERMESSI RETRIBUITI AGGIUNTIVI AL PERSONALE ESPOSTO A
    RADIAZIONI IONIZZANTI
.
7 - PERMESSI NON RETRIBUITI
.
8 - CONGEDI STRAORDINARI RETRIBUITI
.
    a - Definizione
    b - Congedi straordinari per cariche pubblice elettive
    c - Dipendenti eletti a cariche presso Amminitrazioni
        locali (escluse le Regioni)
    d - Collocamento in aspettative non retribuita
    e - Permessi retribuiti o non retributi per
        l'espletamento del mandato
    f - Permessi retribuiti
    g - Permessi non retribuiti
    h - Dipendenti eletti alla carica di Consigliere
        regionale
    i - Dipendenti eletti membri del Parlamento
    l - Dipendenti eletti membri del Parlamento europeo
    m - Assenze per motivi elettorali
    n -  Elezioni politiche, elezioni dei rappresentanti al
        Parlamento europeo, Referendum di cui agli artt. 75
        e 138 Costituzione
    o - Elezioni amministrative
    p - Assenze per espletamento di funzioni presso il
        seggio elettorale
    q - Assenze per espletamento di funzioni presso il seggio
        elettorale in occasione delle elezioni scolastiche
        degli Organi collegiali
    r - Assenze a seguito di convocazione da parte di
        pubbliche autorita'
    s - Riposi per donazione di sangue
.
9 - CONGEDO STRAORDINARIO RETRIBUITO PER RICHIAMO ALLE ARMI
.
     LAVORATRICE MADRE E DEL MINORE
.
     a - Assenze obbligatorie
     b - Assenze non obbligatorie
     c - Rapporto tra assenze per maternita' ed altri
         tipi di assenza
.
11 - DIRIGENTI SINDACALI: CONGEDI E PERMESSI SINDACALI
.
12 - ASPETTATIVE
.
     a - Elenco delle aspettative
     b - Autorita' competenti a disporre il collocamento
         in aspettativa
     c - Aspettativa per servizio militare
     d - Aspettativa per servizio sostitutivo civile o per
         servizio  militare non armato o per gli obiettori
         di coscienza
     e - Aspettativa per infermita'
         Condizioni per la concessione
         Aspettativa concessa a domanda
         Aspettativa disposta d'ufficio
         Durata
         Trattamento economico
         Effetti giuridici
         Controlli medici
     f - Aspettativa per motivi di famiglia, personali
         o di studio
         Condizioni per la concessione
         Durata
         Trattamento economico
         Effetti giuridici
     g - Aspettativa concessa allorche' il coniuge presti o
         sia chiamato a prestare servizio all'estero
     h - Aspettativa per l'assolvimento di funzioni
         pubbliche
.
13 - COMANDO PRESSO ALTRA AMMINISTRAZIONE
.
     a - Fonte normativa
     b - Autorita' competente a deliberare il comando
     c - Trattamento economico
     d - Effetti giuridici ed economici
.
14 - ASSENZE PER CAUSA DI FORZA MAGGIORE
.
15 - RITARDO NELL'ASSUNZIONE IN SERVIZIO PER GIUSTIFICATO
     MOTIVO
.
16 - ASTENSIONE VOLONTARIA DAL LAVORO (Sciopero)
.
17 - ASSEMBLEE
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     a - Convocazione delle assemblee: norme generali
     b - Adempimenti dei Dirigenti le unita' funzionali
     c - Adempimenti del personale
.
18 - ASSENZE PER CAUSE DISCIPLINARI
.
     a - Convocazione di dipendenti sottoposti a procedimento
         disciplinare da parte della Commissione di disciplina
     b - Personale sospeso dal servizio. Assegno alimentare
.
19 - ASSENZA INGIUSTIFICATA

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