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DIREZIONE CENTRALE
PER I CONTRIBUTI
Circolare n. 125.
AI DIRIGENTI CENTRALI E PERIFERICI
AI COORDINATORI GENERALI,CENTRALI
E PERIFERICI DEI RAMI
PROFESSIONALI
AI PRIMARI COORDINATORI GENERALI E
PRIMARI MEDICO LEGALI
AI DIRETTORI DEI CENTRI OPERATIVI
e, per conoscenza,
AI CONSIGLIERI DI AMMINISTRAZIONE
AI PRESIDENTI DEI COMITATI
REGIONALI
AI PRESIDENTI DEI COMITATI
PROVINCIALI
Legge 11 maggio 1990, n. 108 sui licenziamenti
individuali. Riflessi in materia previdenziale.
DIREZIONE CENTRALE
PER I CONTRIBUTI
Roma, 11 maggio 1992 AI DIRIGENTI CENTRALI E PERIFERICI
Circolare n. 125. AI COORDINATORI GENERALI,CENTRALI
E PERIFERICI DEI RAMI
PROFESSIONALI
AI PRIMARI COORDINATORI GENERALI E
PRIMARI MEDICO LEGALI
AI DIRETTORI DEI CENTRI OPERATIVI
e, per conoscenza,
AI CONSIGLIERI DI AMMINISTRAZIONE
AI PRESIDENTI DEI COMITATI
REGIONALI
AI PRESIDENTI DEI COMITATI
PROVINCIALI
OGGETTO: Legge 11 maggio 1990, n. 108 sui licenziamenti
individuali. Riflessi in materia previdenziale.
La legge 11 maggio 1990, n. 108, entrata in vigore il
26 maggio 1990, ha innovato la disciplina dei licenziamenti
individuali, ampliando il campo di intervento della norma-
tiva precedente ed introducendo, con gli artt. 1 e 2,
modifiche rispettivamente all'art. 18 della legge 20 maggio
1970, n. 300 e all'art. 8 della legge 15 luglio 1966, n.
604.
Le nuove disposizioni comportano che i datori di
lavoro, imprenditori e non, con l'eccezione dei datori di
lavoro domestici, sono sottoposti a vincoli nella risolu-
zione del rapporto di lavoro "ad nutum" ex art. 2118 del
c.c.. Il legislatore peraltro ha differenziato gli inter-
venti a tutela del lavoratore ingiustamente licenziato,
parametrando gli effetti della declaratoria di illegitt-
imita' al numero di dipendenti occupati presso il datore di
lavoro, con conseguenze sul ripristino o meno del rapporto
di lavoro.
Fra tali conseguenze sono rilevanti, per i fini isti-
tuzionali dell'Istituto, quelle connesse all'obbligo con-
tributivo, oggetto della presente circolare.
Cio' premesso, e' opportuno distinguere gli effetti
della declaratoria di illegittimita' del licenziamento, ai
sensi dell'art. 18 della legge n. 300/1970, modificato
dall'art. 1 della legge n. 108/90, da quelli conseguenti
alla declaratoria pronunciata ai sensi dell'art. 8 della
legge n. 604/66, modificato dall'art. 2 della legge n.
108/90.
Sia l'art. 1 che l'art. 2 della legge n. 108/90,
comunque, commisurano le indennita' da liquidare al lavora-
tore alla retribuzione globale di fatto; con tale locuzione,
frequentemente usata nella contrattazione collettiva, si
individuano tutti gli emolumenti, comunque denominati, di
carattere continuativo, corrisposti a scadenze periodiche
mensili, o piu' brevi, ultramensili, ecc..
Per quanto riguarda la rilevanza che, ai fini contri-
butivi, assumono le varie indennita' che di seguito si
illustrano, si annota che i comportamenti contributivi da
adottare sono in sintonia con quelli delineati dal quadro
normativo-giurisprudenziale, precedente l'entrata in vigore
della citata legge n. 108/90, che possono cosi' sintetiz-
zarsi:
a) viene ripristinato il rapporto assicurativo ex tunc
con il connesso obbligo contributivo, qualora venga sancito
il reintegro nel posto di lavoro;
b) non viene ripristinato il rapporto assicurativo e
rivestono natura esclusivamente risarcitoria le indennita'
liquidate al lavoratore, qualora quest'ultimo abbia ottenuto
la dichiarazione di illegittimita' del licenziamento, ma non
il reintegro nel posto di lavoro.
A) INDENNITA' DI CUI ALL'ART. 18 DELLA LEGGE N. 300/70,
MODIFICATO DALL'ART. 1 DELLA LEGGE N. 108/90.
Con circolare n. 521 RCV del 19 marzo 1980 sono state a
suo tempo emanate le disposizioni relative agli effetti, ai
fini contributivi, della declaratoria di illegittimita' del
licenziamento e della reintegrazione nel posto di lavoro.
Il diritto del lavoratore alla garanzia della tutela
previdenziale per il periodo compreso tra il licenziamento e
l'ordine giudiziale di reintegrazione ed il correlativo
obbligo del datore di lavoro di provvedere al pagamento dei
contributi sulla base delle retribuzioni che sarebbero
spettate al lavoratore medesimo durante l'allontanamento
hanno avuto in linea di massima riconoscimento nelle
statuizioni della successiva giurisprudenza e trovano ora
esplicita e positiva affermazione nell'art. 18 quale risulta
dalla sua nuova stesura dettata dall'art. 1 della legge n.
108/90.
Quest'ultima norma, infatti, comporta che il giudice,
nel sancire l'illegittimita' del licenziamento intimato
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senza giusta causa o giustificato motivo, ordini il reinte-
gro del lavoratore nel posto di lavoro e contestualmente
condanni il datore di lavoro al pagamento di una indennita'
commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno
del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegra-
zione e al versamento dei contributi assistenziali e previ-
denziali dalla data del licenziamento al momento dell'ef-
fettiva reintegrazione: in ogni caso la misura del risarci-
mento non potra' essere inferiore a cinque mensilita' della
retribuzione globale di fatto.
Fermo restando il diritto al risarcimento del danno, il
lavoratore puo' chiedere al datore di lavoro, in sostitu-
zione della reintegrazione nel posto di lavoro,
un'indennita' pari a quindici mensilita' della retribuzione
globale di fatto.
I trattamenti economici previsti dalla norma in caso di
reintegro nel posto di lavoro sono quindi due: il primo
indennizza il lucro cessante integrale per il periodo di
illegittimo allontanamento dal lavoro, il secondo indennizza
il lavoratore della rinuncia al reintegro ed ha natura
risarcitoria.
Si rileva, per quanto riguarda l'indennita' liquidata
dal giudice e commisurata alla retribuzione spettante dal
giorno del licenziamento a quello del reintegro, che la
nuova formulazione dell'art. 18 della legge n. 300/70 limita
la quantificazione del risarcimento del danno alla retribu-
zione globale di fatto, e cioe' a quella via via maturata
nel periodo di estromissione, unificando l'obbligazione
primaria retributiva a quella secondaria risarcitoria, con
conseguente equivalenza, ai fini contributivi, delle somme
liquidate ai due suddetti fini, concepibile solo in costanza
di un rapporto giuridicamente valido e vigente tra le parti.
In conclusione, la sentenza di reintegrazione comporta
l'obbligo di pagare le contribuzioni previdenziali ed
assistenziali sulla retribuzione globale di fatto dal
momento del licenziamento al momento dell'effettiva reinte-
grazione, retribuzione che, se inferiore, va adeguata a
quella minima imponibile determinata ai sensi dell'art. 1
della legge 26.9.1981, n. 537, annualmente rivalutata, ed a
sua volta ragguagliata ai sensi dell'art. 7 della legge n.
638/1983 e successive modificazioni (9,5% del trattamento
minimo di pensione FPLD).
Inoltre in caso di aziende non aderenti ad Associazioni
firmatarie del CCNL - nel qual caso la retribuzione globale
di fatto potrebbe essere inferiore alla retribuzione con-
trattualmente prevista - gli adempimenti contributivi vanno
comunque assolti nel rispetto della retribuzione imponibile
di cui all'art. 1, comma 1, della legge n. 389/89, che
rappresenta il parametro generalizzato dei versamenti
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previdenziali, al quale la legge n. 108/90 non ha inteso
derogare.
Gli obblighi contributivi non decadono se il lavoratore
aziona il diritto, espressamente riconosciutogli dalla
norma, di chiedere il pagamento di una indennita' pari a
quindici mensilita', in sostituzione della reintegrazione.
E cio' non solo per la locuzione usata dal legislatore
(art. 1, comma 5, della legge n. 108/90) "fermo restando il
diritto al risarcimento del danno cosi' come previsto al
quarto comma" ma perche', comunque, l'esercizio della
facolta' concessa al lavoratore avviene in costanza di
rapporto di lavoro, che la sentenza pretorile, con la
declaratoria di illegittimita' del licenziamento effettuato,
ha ripristinato "ex tunc" e che rimane in essere, con le
relative obbligazioni contributive, fino alla data di
pagamento della gia' menzionata indennita' sostitutiva del
reintegro stesso.
Qualora invece il lavoratore non abbia ripreso servizio
entro trenta giorni dall'invito del datore di lavoro, ne'
abbia richiesto, entro trenta giorni dalla comunicazione del
deposito della sentenza, il pagamento dell'indennita'
sostitutiva del reintegro, il rapporto di lavoro si intende
risolto alle scadenze dei termini predetti e fino a tale
data sono dovuti i contributi.
Peraltro, la predetta indennita' pari a quindici
mensilita', come gia' affermato in premessa, ha natura
risarcitoria e non rientra quindi nell'imponibile contribu-
tivo.
Si annota infine che la legge n. 223/91, nel discipli-
nare le procedure di mobilita' sia da CIG che da riduzione
di personale, dispone che si applica l'art. 18 della legge
n. 300/70 e successiva modificazione al recesso comunicato
dal datore di lavoro e del quale sia stata dichiarata
l'inefficacia e l'invalidita' (art. 5, comma 3, della legge
n. 223/91).
B) INDENNITA' DI CUI ALL'ART. 8 DELLA LEGGE 15 LUGLIO 1966,
N. 604, MODIFICATO DALL'ART. 2, COMMA 3, DELLA LEGGE N.
108/90
L'art. 2 della legge n. 108/90 ha modificato vari
articoli della legge n. 604/66, disponendo che i datori di
lavoro - non destinatari dell'art. 18 della legge n. 300/70,
modificato dall'art. 1 della legge n. 108/90 - sono tenuti a
riassumere entro tre giorni il lavoratore licenziato senza
giusta causa o giustificato motivo o, in mancanza, a liqui-
dare una indennita', commisurata all'ultima retribuzione
globale di fatto, di importo variabile fra un minimo di 2,5
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mensilita' ad un massimo di quattordici, avuto riguardo al
numero dei dipendenti occupati, alle dimensioni dell'impre-
sa, all'anzianita' di servizio del prestatore di lavoro, al
comportamento ed alle condizioni elle parti.
In proposito si osserva che la norma, riformulando
l'art. 8 della legge n. 604/66, non ha attribuito alle
indennita' ivi contemplate natura diversa da quella
risarcitoria gia' prevista. D'altro canto, il titolo
dell'articolo e la stessa enunciazione della norma attengono
la "riassunzione" e non la "reintegrazione" nel posto di
lavoro; e' quindi colpito da sanzione, ma non annullato, il
licenziamento illegittimamente intimato.
Conseguentemente non essendo ripristinato "ex tunc" il
rapporto di lavoro non sussistono i connessi obblighi
contributivi.
C) CAMPO DI APPLICAZIONE DELL'ART. 1 DELLA LEGGE N. 108/90 E
DELL'ART. 2 DELLA MEDESIMA LEGGE
Come precisato al precedente punto B), l'art. 8, della
legge n. 604/66, modificato dall'art. 2 della legge n.
108/90 si applica ai datori non destinatari dell'art. 18,
della legge n. 300/70, modificato dall'art. 1 della legge n.
108/90.
Pertanto, per completezza di informazione si elencano i
destinatari dell'art. 18 (cfr. art. 1 legge n. 108/90):
a) datori di lavoro, imprenditori e non, che in cia-
scuna sede, stabilimento, filiale, occupino piu' di quindici
prestatori di lavoro o piu' di cinque, se imprenditori
agricoli;
b) datori di lavoro, imprenditori e non, che nell'am-
bito dello stesso comune occupano piu' di quindici dipen-
denti, o piu' di cinque, se imprenditori agricoli, anche se
ciascuna unita' produttiva, singolarmente considerata, non
raggiunge tali limiti;
c) datori di lavoro, imprenditori e non, che comunque
occupano piu' di sessanta dipendenti;
d) imprese che comunque occupano piu' di 15 dipendenti
e che abbiano attuato le procedure di mobilita', ex lege n.
223/91, da esubero di CIG straordinaria o da riduzione di
personale;
e) datori di lavoro, compreso quello domestico, qua-
lunque sia il numero dei dipendenti occupati, che abbiano
effettuato licenziamenti discriminatori, per ragioni
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politiche, sindacali, religiose, razziali e di lingua o di
sesso.
Si conclude con l'annotazione che, qualunque sia la
forza occupazionale, si applica solo l'art. 8 della legge n.
604/66, modificato dall'art. 2 della legge n. 108/90, alle
organizzazioni di tendenza, che l'art. 4 della legge n.
108/90 individua nei datori di lavoro, che senza fini di
culturale, di istruzione ovvero di religione o culto.
IL DIRETTORE GENERALE
F.to BILLIA
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